NUUK - La crisi diplomatica tra gli Stati Uniti e il Regno di Danimarca ha subito un’improvvisa accelerazione militare. A poche ore dalla fine dell’inconcludente vertice alla Casa Bianca, i primi contingenti europei sono atterrati in Groenlandia, segnando l’inizio di una mobilitazione difensiva senza precedenti per l’isola. 

Secondo quanto rivelato da fonti militari e testate internazionali come Bild e Bfmtv, la notte scorsa due aerei Hercules danesi sono atterrati in territorio groenlandese appena sette ore dopo il “nulla di fatto” di Washington. Il primo convoglio, atterrato all’aeroporto civile di Nuuk, trasportava forze speciali e ufficiali di collegamento non solo danesi, ma anche i primi 15 militari francesi. I soldati sono stati immediatamente trasferiti presso il quartier generale del Comando Artico. 

Quasi contemporaneamente, un secondo Hercules è atterrato alla base di Kangerlussuaq. Si tratta dell’avanguardia di una missione multinazionale che vedrà l’arrivo imminente di una squadra di ricognizione tedesca di 13 membri, oltre a contingenti provenienti da Paesi Bassi, Canada, Svezia, Gran Bretagna e Norvegia. Il ministero della Difesa tedesco ha confermato ufficialmente la partecipazione alla missione (prevista dal 15 al 17 gennaio 2026) per esplorare le condizioni di sorveglianza marittima e supporto alla sicurezza regionale. 

Mentre le truppe prendono posizione, le parole della premier danese Mette Frederiksen confermano la gravità della frattura: “Le ambizioni del presidente Trump restano immutate e intatte. Esiste un disaccordo fondamentale poiché l’obiettivo statunitense di conquistare la Groenlandia rimane sul tavolo”. 

Il vertice di ieri a Washington, che ha visto il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio incontrare i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia, non è riuscito a scalfire la posizione della Casa Bianca. Il ministro danese Lars Løkke Rasmussen ha ribadito con fermezza che l’annessione è “totalmente inaccettabile” e che le giustificazioni Usa - basate su una presunta minaccia cinese - sono infondate: “Non ci sono navi da guerra cinesi né investimenti massicci lungo le nostre coste”. 

Dal canto suo, Donald Trump, parlando dallo Studio Ovale, ha minimizzato le tensioni pur mantenendo ferma la sua linea: “Penso che troveremo una soluzione. Abbiamo bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza: se non entriamo noi, entreranno Russia e Cina. La Danimarca non potrà farci niente”. 

Il presidente ha inoltre schernito i tentativi di Copenaghen di potenziare la difesa locale (costata finora 14 miliardi di dollari) con un post sprezzante sui social: “Dite alla Danimarca di andarsene da lì, ORA! Due slitte per cani non bastano!”. 

L’invio di truppe Nato ha suscitato l’immediata e “seria preoccupazione” della Russia. L’ambasciata russa a Bruxelles ha accusato l’Alleanza di percorrere la strada della “militarizzazione accelerata del Nord” con il pretesto immaginario di una minaccia da parte di Mosca e Pechino, invitando invece a un lavoro costruttivo nel Consiglio dell’Artico. 

In Europa, la risposta è coordinata dai massimi livelli. Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato per questa mattina una riunione d’urgenza del Consiglio di sicurezza nazionale all’Eliseo. L’ordine del giorno è duplice: la gestione della crisi groenlandese - che vede la Francia in prima linea con le proprie truppe - e il monitoraggio delle violente proteste in Iran.