NUUK - La partita geopolitica per il controllo del Grande Nord entra in una fase cruciale. Sotto la pressione degli Stati Uniti, che accusano Copenaghen di aver trascurato la sicurezza della regione, la Danimarca ha annunciato un deciso cambio di passo.  

Il ministro della Difesa danese, Troels Lund Poulsen, ha confermato ufficialmente il rafforzamento della presenza militare sull’isola: “Continueremo a potenziare le nostre forze in Groenlandia, con un focus ancora maggiore all’interno della Nato per aumentare le esercitazioni e la presenza dell’Alleanza nell’Artico”. 

Questo annuncio giunge a poche ore da un incontro ad alta tensione alla Casa Bianca, dove il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio riceveranno i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia. Un vertice richiesto esplicitamente da Copenaghen e Nuuk per discutere di persona le ambizioni sempre più assertive dell’amministrazione Trump sul territorio autonomo. 

Mentre i diplomatici volano a Washington, l’Europa lancia segnali inequivocabili di sostegno alla sovranità danese. La Francia ha annunciato l’apertura di un consolato a Nuuk per il prossimo 6 febbraio. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha definito la decisione un “segnale politico” chiaro: la Groenlandia non è una merce di scambio. 

Barrot ha ricordato come l’idea sia nata durante la visita del presidente Macron la scorsa estate, sottolineando che “la Groenlandia ha scelto la Danimarca, la Nato e l’Unione Europea”. Il ministro ha poi bollato come “incongruo” e contrario agli stess interessi statunitensi l’idea che un membro della Nato possa attaccare o ricattare un alleato storico. 

Dallo stesso fronte, la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha ribadito con forza il primato della volontà popolare: “La Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta solo a Danimarca e Groenlandia decidere sul proprio futuro”. Von der Leyen ha ricordato gli investimenti costanti dell’Unione nell’Artico, citando l’ufficio dell’Ue già aperto a Nuuk e i programmi di finanziamento attivi, assicurando che i groenlandesi possono contare su Bruxelles “con i fatti, non solo con le parole”. 

Dalla Groenlandia, la voce del premier Jens-Frederik Nielsen non lascia spazio a interpretazioni. Prima di partire per gli Stati Uniti, Nielsen ha messo in chiaro la posizione del suo governo: “Una cosa deve essere chiara a tutti: la Groenlandia non vuole appartenere agli Stati Uniti, non vuole essere governata dagli Usa. Scegliamo la Groenlandia che conosciamo oggi, parte del Regno di Danimarca”. 

Nielsen parteciperà anche ai colloqui biennali dei “comitati di contatto” convocati dalla premier danese Mette Frederiksen, che coinvolgeranno anche le Isole Faroe per coordinare la strategia comune su esteri, sicurezza e difesa. 

La prossima settimana segnerà un altro passaggio fondamentale: lunedì 19, il ministro Poulsen incontrerà il segretario generale della Nato, Mark Rutte, per discutere l’integrazione delle difese artiche nel motto dell’alleanza: “uno per tutti, tutti per uno”. 

La Danimarca assicura di avere un “dialogo continuo” con gli alleati, ma il messaggio che arriva dall’Europa è corale: la stabilità dell’Artico dipende dal rispetto dei trattati e della sovranità, non da nuove mire espansionistiche.