WASHINGTON - Mentre l’amministrazione Trump intensifica le pressioni per l’acquisizione dell’isola, l’Unione Europea risponde rivendicando il proprio ruolo di partner strategico imprescindibile per Nuuk. Come ricordato oggi dalla portavoce della Commissione Europea, Arianna Podestà, Bruxelles non ha mai smesso di investire nella relazione con il territorio autonomo danese, consolidando una presenza che va ben oltre la semplice diplomazia formale.
Il punto di svolta della strategia europea risale al 15 marzo 2024, quando la presidente Ursula von der Leyen inaugurò ufficialmente un ufficio della Ue a Nuuk. “Questo ufficio ci consente di lavorare direttamente con le autorità e la società groenlandesi perché è presente sul territorio ed è operativo – ha spiegato Podestà –. L’importanza che l’Unione attribuisce a questa partnership è significativa e continuiamo a prestare la massima attenzione a questo dossier”.
La regione è diventata cruciale per l’autonomia strategica dell’Europa. La Groenlandia custodisce infatti giacimenti di materie prime critiche (come le terre rare), indispensabili per la transizione ecologica e la sicurezza delle forniture industriali del Vecchio Continente. Per proteggere questi interessi, la Ue ha messo in campo una potenza di fuoco finanziaria senza precedenti.
Nell’attuale ciclo di bilancio, l’Unione Europea ha destinato alla Groenlandia complessivamente 225 milioni di euro. Solo nel 2024, in concomitanza con l’apertura della rappresentanza fisica a Nuuk, sono stati siglati due nuovi accordi di cooperazione per un valore di 94 milioni di euro, suddivisi in due filoni principali.
Il primo programma, da 71,25 milioni di euro, punta a rivoluzionare il sistema educativo locale potenziando la formazione tecnica e professionale per i giovani. Il secondo, da 22,5 milioni di euro, riguarda invece investimenti focalizzati su filiere strategiche come l’idrogeno verde e le materie prime critiche, con l’obiettivo di diversificare l’economia dell’isola e trasformarla in un hub per l’energia pulita.
L’Unione Europea è già oggi il secondo maggiore contributore al bilancio pubblico groenlandese dopo la Danimarca, con trasferimenti annuali pari a 49 milioni di euro (di cui 17 milioni legati all’accordo di pesca rinnovato a dicembre 2024). Tuttavia, la Commissione intende rilanciare la sfida per contrastare le mire statunitensi.
A settembre, Bruxelles ha proposto di raddoppiare il sostegno finanziario, portandolo a un totale di oltre 530 milioni di euro per il prossimo bilancio settennale. Secondo questo piano, la dotazione annuale fissa salirebbe dagli attuali 32 milioni a quasi 76 milioni di euro a partire dal 2028, segnando un aumento reale del 130%.
Questa accelerazione finanziaria conferma che la Groenlandia non è solo un dossier danese, ma una priorità assoluta per l’intera Unione Europea, decisa a non cedere terreno in una regione dove la sicurezza climatica e quella geopolitica si fondono in un unico, delicato equilibrio.