WASHINGTON - Il desiderio di Donald Trump di annettere la Groenlandia ha superato la fase delle dichiarazioni verbali per trasformarsi in un atto legislativo concreto. Il deputato repubblicano Randy Fine ha ufficialmente presentato alla Camera dei Rappresentanti il Greenland Annexation and Statehood Act, il primo passo formale per trasformare l’isola artica nel 51° Stato dell’Unione.
Secondo Fine, la proposta non è un capriccio coloniale ma una “necessità vitale per la sicurezza nazionale”. Il deputato sostiene che gli Stati Uniti non possano più permettersi di ignorare un avamposto che custodisce le principali rotte di navigazione polari e l’architettura difensiva del Nord America.
“Per troppo tempo la leadership statunitense è rimasta a guardare mentre Cina e Russia intaccavano il nostro predominio”, ha dichiarato Fine, accusando l’amministrazione precedente di aver eroso la posizione strategica degli Usa. “Questo disegno di legge garantirà che sia l’America, e non i nostri avversari, a stabilire le regole nell’Artico”.
Il disegno di legge autorizza la Casa Bianca a intraprendere ogni azione necessaria per acquisire il territorio, inclusa la negoziazione diretta con il Regno di Danimarca. Inoltre richiede contestualmente la presentazione di un rapporto dettagliato al Congresso sulle modifiche legislative occorrenti per ammettere la Groenlandia come Stato ufficiale, garantendole lo stesso status dell’Alaska o delle Hawaii. Infine, l’iniziativa mira anche a blindare l’accesso alle terre rare dell’isola, considerate fondamentali per sostenere la sfida tecnologica contro Pechino e rafforzare la sicurezza nazionale.
Il tempismo della proposta ha scosso le cancellerie europee. Solo poche ore prima della presentazione del testo, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen aveva ribadito con fermezza che “la Groenlandia non è in vendita”.
Nielsen, pur confermando la volontà di collaborare con la Nato per la difesa dell’isola, ha sottolineato che tale protezione deve avvenire nel quadro della sovranità danese, respingendo le “fantasie di annessione” di Washington come una mancanza di rispetto verso il popolo groenlandese.
A complicare lo scenario è l’intervento della Russia. L’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, ha cavalcato il malcontento locale esprimendo un inaspettato sostegno all’indipendenza della Groenlandia. Barbin ha dichiarato che l’isola non vuole essere sottomessa né agli Stati Uniti né alla Danimarca, una posizione che gli analisti leggono come un tentativo di destabilizzare il fronte Nato e allontanare l’isola dall’influenza occidentale.
Mosca ha inoltre avvertito che qualsiasi mossa unilaterale degli Usa “avrà un impatto negativo sulla sicurezza regionale”, obbligando la Russia a rispondere con adeguate misure tecnico-militari.
Mentre i sostenitori di Trump esaltano la proposta di Fine come un atto di forza necessario, l’opposizione democratica ha già annunciato battaglia. Il deputato Jimmy Gomez sta preparando il Greenland Sovereignty Protection Act, una contro-legge mirata a bloccare l’uso di fondi federali per qualsiasi piano di acquisizione, definendo l’iniziativa di Fine un “insulto agli alleati storici”.