WASHINGTON - La tensione tra Washington e il blocco europeo ha raggiunto il punto di rottura. Il governo groenlandese ha dichiarato ufficialmente di “non poter in alcun modo accettare” il desiderio degli Stati Uniti di impossessarsi dell’isola, definendo le recenti pretese di Donald Trump come un attacco alla propria sovranità.
Il presidente Usa, dal canto suo, non arretra: “Otterremo la Groenlandia, in un modo o nell’altro”, ha ribadito, ventilando persino l’ipotesi di una scelta radicale tra l’acquisizione dell’isola e la permanenza degli Stati Uniti nella Nato.
La Groenlandia vive un delicato equilibrio: geograficamente parte dell’emisfero occidentale (su cui Trump rivendica un’influenza esclusiva), politicamente è un territorio autonomo del Regno di Danimarca. Sebbene non faccia parte della Ue, è un territorio d’oltremare associato, che riceve cospicui finanziamenti europei.
Trump giustifica l’urgenza dell’acquisizione con la necessità di contrastare le minacce di Russia e Cina nell’Artico. “Se non la prendiamo noi, la prenderanno loro”, ha scandito, non escludendo il ricorso alla forza militare. Mercoledì è previsto un incontro decisivo tra il segretario di Stato Marco Rubio e una delegazione danese per affrontare quella che la Casa Bianca considera ormai una priorità di sicurezza nazionale.
Bruxelles e le capitali europee stanno valutando diverse contromisure per dissuadere l’amministrazione Trump da mosse unilaterali. Le opzioni sul tavolo spaziano tra vari livelli di deterrenza. La Commissione Europea, tramite Ursula von der Leyen, ha proposto di raddoppiare i fondi per la Groenlandia portandoli a 530 milioni di euro. L’obiettivo è offrire a Nuuk un’alternativa solida ai miliardi promessi da Trump, ribadendo il principio “nulla su di loro senza di loro”.
Il think tank Bruegel ha suggerito una mossa provocatoria ma simbolica: attivare la capacità di dispiegamento rapido dell’Ue e inviare truppe europee sull’isola come segnale di difesa dell’integrità territoriale. Francia e Germania si sono dette pronte a valutare forme di deterrenza collettiva.
La Ue dispone del cosiddetto “anti-coercion instrument”, un bazooka commerciale per colpire investimenti e beni statunitensi, sebbene l’uso di sanzioni resti per ora un’ipotesi remota data la dipendenza tecnologica da Washington.
Nonostante le minacce di Trump di abbandonare l’Alleanza, il segretario generale Mark Rutte sta lavorando per disinnescare la crisi. L’idea è trasformare la preoccupazione statunitense in un’opportunità di rafforzamento collettivo tramite la creazione di una “Sentinella Artica”.
Sulla scia delle missioni nel Baltico, questa nuova operazione Nato prevederebbe maggiori investimenti, esercitazioni congiunte e il dispiegamento di mezzi dedicati. Questo permetterebbe di presidiare la frontiera artica contro Russia e Cina, rispondendo alle richieste di sicurezza di Washington, senza violare la sovranità danese.