CITTÀ DEL GUATEMALA – Il governo del Guatemala ha deciso di attivare lo stato di assedio per un periodo di 30 giorni, in risposta a una grave spirale di violenza attribuita a gang e organizzazioni criminali, le cosiddette pandillas, che ha provocato la morte di almeno otto agenti della Polizia nazionale civile (Pnc) e il ferimento di oltre dieci persone in diverse aree del Paese.

La misura è stata annunciata domenica 18 gennaio dal presidente Bernardo Arévalo in un messaggio alla nazione ed è stata confermata nelle prime ore di lunedì 19, in un contesto segnato da attacchi armati, rivolte nelle carceri e cattura di ostaggi. Eventi che l’Esecutivo ha definito una minaccia diretta all’ordine costituzionale e alla sicurezza dello Stato.

Dall’inizio del regime eccezionale, il Governo ha spiegato che l’obiettivo è ristabilire il controllo statale su territori e istituzioni colpite dalla presenza di strutture criminali.

In un messaggio rivolto alla popolazione, l’Esecutivo ha sottolineato che “non negoziamo con i criminali” e che le forze di sicurezza agiscono “nel quadro della legge e della spada della giustizia”, dopo operazioni che hanno permesso di liberare oltre 40 ostaggi nelle carceri senza vittime.

Attraverso un comunicato ufficiale pubblicato sulla piattaforma X, intitolato “Stato di assedio: quello che devi sapere”, il governo ha assicurato che la vita quotidiana prosegue normalmente. Secondo il messaggio, non sono interessate le attività lavorative e commerciali né i servizi essenziali, e le istituzioni pubbliche e private continuano a funzionare.

È stato inoltre chiarito che la mobilità è garantita su tutto il territorio nazionale, che non vengono sospese elezioni o procedimenti giudiziari e che le lezioni scolastiche sono state interrotte solo in via preventiva lunedì 19 gennaio. È stata confermata la durata di 30 giorni dello stato di assedio e la partecipazione dell’Esercito, insieme alla Pnc, pattugliamenti, operazioni e arresti, con una maggiore presenza militare nelle strade.

All’annuncio ha fatto seguito una presa di posizione del presidente del Congresso, Luis Alberto Contreras Colíndres, che ha definito i fatti “atti di barbarie” e ha avvertito che “rappresentano una sfida frontale allo Stato di diritto e alla convivenza pacifica dei guatemaltechi”. A nome del Parlamento ha espresso solidarietà alla Polizia Nazionale Civile, assicurando che il sacrificio degli agenti caduti “non sarà vano”.

Tra le misure adottate, il Governo ha decretato tre giorni di lutto nazionale, con la bandiera del Palazzo Nazionale a mezz’asta, in omaggio ai poliziotti uccisi.

Tuttavia, la situazione resta tesa. Nelle prime ore di lunedì 19 gennaio, già sotto il regime di eccezione, bande criminali hanno attaccato nuovamente la Polizia nazionale vivile nella Città del Guatemala. Lo scontro è avvenuto nella zona 3 della capitale, all’incrocio tra avenida Cementerio e calle 15, quando un gruppo di presunti membri di organizzazioni criminali ha aperto il fuoco contro gli agenti.

Dopo un inseguimento, gli aggressori sono riusciti a fuggire, abbandonando però un veicolo contenente diversi fucili d’assalto, rinvenuti successivamente in calle 19 e avenida Elena, sempre nella zona 3. L’episodio ha messo ancora una volta in evidenza la capacità operativa delle gang, nonostante il dispiegamento militare in corso.

Lo stato di assedio è previsto dalla legislazione guatemalteca per situazioni di terrorismo, sedizione, ribellione, omicidi, sequestri o attacchi armati che minaccino la sicurezza dello Stato o l’ordine costituzionale. Durante la sua vigenza, il presidente assume la direzione nazionale come Comandante generale dell’esercito, delegando l’esecuzione diretta al ministero della Difesa.

Il regime consente detenzioni senza mandato giudiziario, l’intervento e lo scioglimento di organizzazioni considerate cospirative e l’uso di mezzi preventivi, difensivi o offensivi per ristabilire la normalità. Il Governo insiste sul fatto che la misura non sospende la vita istituzionale né i diritti politici e che il suo scopo è contenere la violenza criminale senza alterare il funzionamento del Paese