TEHERAN - Mentre il fronte diplomatico appare sempre più incerto, la Repubblica Islamica ha impresso una violenta accelerazione sia sul piano della repressione interna che su quello del conflitto regionale.  

All’alba di oggi, il regime ha portato a termine una serie di esecuzioni capitali contro esponenti della resistenza, mentre i Pasdaran hanno lanciato un ultimatum senza precedenti contro le grandi aziende tecnologiche americane in Medio Oriente. 

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) ha confermato l’avvenuta esecuzione di Babak Alipour e Pouya Ghobadi, membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI). I due dissidenti erano stati condannati a morte nel dicembre 2024 insieme ad altri compagni, dopo mesi di torture e isolamento. Solo ieri, il patibolo aveva già reclamato la vita di Mohammad Taghavi e Akbar Daneshvarkar. 

Secondo le denunce dell’opposizione, l’esecuzione è stata preceduta da una brutale aggressione delle unità antisommossa nel Blocco 4 del carcere di Ghezel Hesar, dove i prigionieri politici sono stati picchiati e le comunicazioni con le famiglie interrotte. Maryam Rajavi, presidente eletta del NCRI, ha definito queste morti una “chiara ammissione che il principale nemico del regime è il popolo iraniano”, esortando la comunità internazionale a chiudere le ambasciate di Teheran e a espellere i suoi diplomatici. 

Quasi contemporaneamente, i Pasdaran hanno annunciato una massiccia operazione di rappresaglia prevista per le ore 20:00 (ora di Teheran) di mercoledì 1 aprile. La Guardia Rivoluzionaria ha stilato una lista di 18 aziende statunitensi definite “compagnie terroristiche e di spionaggio”, considerandole obiettivi legittimi in risposta all’offensiva israelo-statunitense del 28 febbraio. 

Tra i giganti colpiti figurano i nomi più importanti del settore tecnologico e industriale: Microsoft, Google, Apple, Meta, Tesla, Boeing, Intel, IBM, Oracle e HP. L’ultimatum è perentorio: “Raccomandiamo ai dipendenti di abbandonare immediatamente i posti di lavoro per preservare le loro vite”. L’avviso di evacuazione è stato esteso anche alla popolazione civile residente in un raggio di un chilometro dalle infrastrutture di queste aziende. 

Questa escalation segna un brusco cambio di rotta rispetto ai timidi segnali di “progresso nei colloqui” diffusi nelle scorse ore da Donald Trump. Teheran, che denuncia oggi anche un attacco contro un centro di ricerca farmaceutica nella capitale, ha già iniziato a colpire: droni suicidi sono stati lanciati contro i centri di comunicazione di Siemens, Telecom e AT&T presso l’aeroporto israeliano Ben Gurion e nella città di Haifa. 

La strategia iraniana punta ora a colpire il cuore industriale e digitale dell’Occidente, minacciando la distruzione di asset strategici se Washington e Tel Aviv non interromperanno le loro operazioni.