TEHERAN - La guerra totale in Medio Oriente entra in una fase ancora più cruenta. Mentre il bilancio delle vittime in Iran sale a 900 morti, il conflitto si è esteso ufficialmente all’Arabia Saudita e al Libano, portando gli Stati Uniti a ordinare l’evacuazione del personale diplomatico da gran parte della regione.
Nella notte tra il 2 e il 3 marzo, l’Iran ha alzato il tiro colpendo il cuore della diplomazia statunitense nella regione con un attacco condotto da due droni contro la sede dell’ambasciata Usa in Arabia Saudita. Sebbene i danni siano stati definiti lievi dal ministero della Difesa saudita, l’episodio ha portato alla chiusura della missione e all’evacuazione del personale a Riad.
La risposta di Donald Trump non si è fatta attendere: attraverso Truth, il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti dispongono di munizioni illimitate per combattere e vincere per sempre, assicurando che una rappresaglia arriverà molto presto. Nel frattempo, Washington ha ordinato l’evacuazione di massa del personale non urgente da Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Iraq e Giordania.
Sul fronte settentrionale, la guerra contro Hezbollah è sfociata in un’operazione terrestre con le truppe dell’Idf (Forze di difesa israeliane) che sono state autorizzate ad avanzare nel sud del Libano per occupare posizioni strategiche. Questa invasione ha spinto almeno 30.000 civili alla fuga, mentre il governo di Beirut ha disposto l’evacuazione del personale Unifil non essenziale.
Contemporaneamente, a Teheran, i jet israeliani hanno bombardato e smantellato la sede della radiotelevisione di Stato, che ha comunque dichiarato di voler continuare le trasmissioni nonostante le forti esplosioni. Hezbollah ha reagito all’offensiva colpendo con droni e razzi le basi israeliane di Ramat David e Meron, oltre ad alcune postazioni situate nelle Alture del Golan.
Mentre i Guardiani della Rivoluzione annunciano di aver annientato dieci obiettivi strategici Usa in Bahrein, il ministero degli Esteri di Teheran ha inviato un messaggio glaciale alle cancellerie europee: “Non unitevi alla guerra. Qualsiasi partecipazione dell’Ue alla campagna israelo-statunitese sarà considerata un atto di guerra diretto contro la Repubblica Islamica”.
Il portavoce dei Pasdaran, Ali Mohammad Naini, ha rincarato la dose: “Le porte dell’inferno si apriranno sempre di più, momento dopo momento”.
In un inatteso sviluppo diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e quello saudita Faisal bin Farhan hanno chiesto telefonicamente la fine immediata delle ostilità. Entrambi hanno espresso preoccupazione per il coinvolgimento di paesi terzi e per il rischio di una “crisi umanitaria imprevedibile” che minaccia l’intera stabilità mondiale.