TEHERAN - Al quinto giorno dell’operazione “Epic Fury”, il conflitto tra il blocco israelo-statunitense e l’Iran ha raggiunto un punto di non ritorno. Mentre i mercati energetici globali sono sotto shock, la scacchiera geopolitica si infiamma su tre fronti: la chiusura delle rotte petrolifere, la paralisi della successione a Teheran e l’allargamento dei raid alle sedi diplomatiche. 

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato il “controllo totale” dello Stretto di Hormuz, minacciando di sigillare il passaggio del 20% del greggio mondiale. La tensione è esplosa nella tarda notte di martedì, quando un drone iraniano ha colpito il consolato Usa a Dubai. 

Video verificati mostrano una colonna di fumo nero sopra l’edificio. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che il drone ha centrato un parcheggio adiacente, scatenando un incendio ma senza causare vittime tra il personale. 

Il presidente Trump ha minimizzato la minaccia, ribadendo che la Marina Usa è pronta a scortare le petroliere con la forza e che l’aeronautica di Teheran è già stata “sistematicamente neutralizzata”.  

Nel frattempo, è ancora mistero sulla successione di Ali Khamenei. L’Iran si prepara a dire addio alla Guida suprema in una lunga cerimonia funebre che doveva iniziare oggi, ma è stata subito rinviata. Rimane incerta anche la scelta del successore: un annuncio, in questo momento, significherebbe offrire subito un chiaro bersaglio al nemico. Israeliani e statunitensi coi loro raid stanno esplicitamente ostacolando il processo di selezione.   

Ieri, a Qom, è stato bombardato l’edificio dove si riunisce l’Assemblea degli esperti, l’organismo responsabile dell’elezione della Guida. Nonostante gli sforzi, l’ayatollah Ahmad Khatami ha dichiarato alla TV di Stato che la nomina è “vicina”. 

Si combatte anche sul piano della propaganda bellica riguardo alle scorte militari. Da una parte Trump sostiene che l’Iran stia esaurendo i missili e che i raid Usa (oltre 1700 obiettivi colpiti dai bombardieri B-1 e B-52) abbiano annientato la capacità produttiva nemica. Il tycoon ha smentito il Wall Street Journal, che ipotizzava un esaurimento degli intercettori Patriot nel Golfo, parlando di “scorte illimitate”. 

Dall'altra parte, il generale Reza Talaei-Nik ha risposto che l’Iran non ha ancora utilizzato le sue tecnologie più avanzate. Teheran punta sui missili Fattah, vettori ipersonici capaci di raggiungere Mach 15 (18.500 km/h) e modificare traiettoria in volo, rendendoli quasi impossibili da intercettare. 

Intanto il Libano è diventato il secondo fronte critico della guerra: Hezbollah, sostenuto da Teheran, ha intensificato il lancio di razzi e droni contro Israele per vendicare la morte di Khamenei. La reazione delle forze di difesa israeliane è stata immediata e perentoria, con “avvisi urgenti” di evacuazione estesi a 16 località nel sud del Paese.  

Tuttavia, le bombe hanno colpito anche aree precedentemente risparmiate dal conflitto, inclusi edifici residenziali a Baalbek, Aramoun e Saadiyat, oltre a un hotel nel cuore di Beirut. Il ministero della salute libanese ha riportato la morte di decine di civili, tra cui tre paramedici dell’Oms, mentre l’Onu stima che oltre 30.000 persone siano già state costrette ad abbandonare le proprie case.