DUBAI - L’aeroporto internazionale ha ripreso gradualmente le operazioni dopo un attacco con drone che ha provocato l’incendio di un serbatoio di carburante nelle vicinanze dello scalo, costringendo le autorità a sospendere temporaneamente i voli e a deviare numerosi collegamenti.
L’incidente, avvenuto ieri mattina (ora locale), non ha provocato feriti ma ha evidenziato la crescente vulnerabilità delle infrastrutture civili nel contesto della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, entrata nella terza settimana senza segnali concreti di de-escalation.
Secondo l’ufficio media del governo di Dubai, le squadre della protezione civile sono riuscite a spegnere rapidamente l’incendio sviluppatosi in un deposito di carburante vicino all’aeroporto. Dopo le operazioni di messa in sicurezza e raffreddamento dell’area, l’autorità dell’aviazione civile ha annunciato una ripresa graduale dei voli verso alcune destinazioni.
Lo scalo di Dubai è uno dei più trafficati al mondo e nel 2024 ha gestito oltre mille voli al giorno. Le autorità non hanno precisato quanti collegamenti siano stati cancellati o ritardati durante la chiusura temporanea.
L’attacco rappresenta il terzo episodio che coinvolge l’aeroporto dall’inizio delle operazioni militari iraniane contro paesi del Golfo, lanciate il 28 febbraio in risposta alla guerra con Stati Uniti e Israele. Teheran sostiene che gli obiettivi principali siano strutture legate alla presenza militare statunitense nella regione.
Il conflitto ha avuto un impatto diretto anche sul traffico aereo internazionale. Molte rotte sono state cancellate o modificate mentre numerosi paesi mantengono chiuso il proprio spazio aereo per il rischio di missili e droni.
Secondo dati dell’industria dell’aviazione, il numero di voli nella regione è al momento circa la metà rispetto ai livelli abituali, anche se l’attività è gradualmente aumentata rispetto ai primi giorni della guerra.
Parallelamente la crisi sta destabilizzando i mercati energetici globali. Lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale, è rimasto di fatto bloccato dalle operazioni militari e dalla presenza di mine e droni.
Il presidente statunitense Donald Trump ha chiesto ai paesi alleati di inviare navi militari per scortare le petroliere nella zona. Alcuni partner occidentali, tra cui Germania, Spagna e Italia, hanno però dichiarato di non avere al momento piani immediati per partecipare a una missione navale.
Intanto Israele ha annunciato di avere pianificato almeno altre tre settimane di operazioni militari contro obiettivi in Iran, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato nuovi attacchi contro infrastrutture legate agli interessi statunitensi nella regione.