TEHERAN - Il conflitto nel Golfo entra nel suo secondo mese in un clima di estrema ambiguità: mentre le bombe continuano a cadere su Teheran e i prezzi del greggio schizzano, il presidente statunitense Donald Trump orienta la narrazione verso una “fine vittoriosa”, parlando di un possibile accordo imminente. Tuttavia, sul campo, la minaccia di un’operazione di terra e l’invio di forze anfibie suggeriscono uno scenario opposto.
La notte scorsa è stata segnata da una nuova ondata di raid israeliani contro le infrastrutture elettriche di Teheran. Sebbene il ministero dell’Energia iraniano dichiari che le forniture siano già state ripristinate, l’offensiva non accenna a fermarsi, presentata da Israele come risposta ai continui lanci di missili balistici verso il porto di Haifa.
In Libano, dove Israele ha annunciato l’intenzione di ampliare la “zona di sicurezza”, un casco blu indonesiano è rimasto ucciso da un proiettile vicino ad Adchit al-Qusayr, durante scontri tra l’Idf ed Hezbollah.
Intanto, gli Houthi dello Yemen si sono uniti all’Iran negli attacchi contro Israele, mentre un raid iraniano su una centrale elettrica in Kuwait ha ucciso un operaio indiano. L’Arabia Saudita ha invece intercettato cinque missili diretti verso le province orientali del regno.
Donald Trump ha dichiarato al Wall Street Journal che l’obiettivo del “cambio di regime” è stato sostanzialmente ottenuto grazie all’eliminazione di numerosi vertici del potere iraniano. “Oggi abbiamo a che fare con persone diverse, molto più ragionevoli”, ha affermato il tycoon, ipotizzando un accordo lampo.
Per avvalorare questa tesi, Trump ha annunciato che Teheran, “per rispetto”, autorizzerà il transito di 20 petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz nei prossimi giorni.
Ma la mediazione continua, il Pakistan si è infatti offerto come facilitatore e ospiterà a breve colloqui indiretti tra Washington e Teheran per tentare di disinnescare la crisi.
Nonostante le aperture diplomatiche, i piani militari statunitensi rimangono sul tavolo. Il presidente Usa starebbe valutando un’operazione di terra mirata al sequestro di circa 450 chili di uranio per impedire definitivamente la costruzione di un’arma nucleare.
Da venerdì è operativa nell’area una nave d’assalto anfibio con circa 3.500 tra marinai e marines, mentre tutti gli occhi rimangono puntati sull’isola di Kharg, il terminale da cui passa il 90% del greggio iraniano. Trump ha dichiarato al Financial Times che gli Stati Uniti potrebbero conquistare l’isola molto facilmente, alludendo anche alla possibilità di impossessarsi del petrolio iraniano.
Il presidente del Parlamento di Teheran, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha reagito duramente, accusando gli Usa di usare i negoziati come copertura per un’offensiva di terra e affermando che i propri uomini attendono i soldati statunitensi per punirli una volta per tutte.
Nel frattempo, il blocco di Hormuz continua a pesare sui mercati: il Brent è scambiato a circa 115 dollari al barile, mentre il Wti è tornato sopra la soglia dei 100 dollari.
La Francia ha convocato un vertice d’urgenza dei ministri delle Finanze e dell’Energia del G7 per discutere della sicurezza degli approvvigionamenti, mentre nella notte il governo israeliano ha approvato un nuovo bilancio della difesa da 40 miliardi di euro, cifra che rappresenta più del doppio rispetto a quella del 2023.
In un gesto di forte opposizione politica, anche il governo spagnolo è intervenuto ordinando la chiusura del proprio spazio aereo a tutti i velivoli statunitensi impegnati nel conflitto in Iran.