WASHINGTON - In un briefing dai toni perentori, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha annunciato un’ulteriore escalation dell’Operazione Epic Fury, definendo la giornata odierna come “la più intensa” dall’inizio delle ostilità. 

Hegseth ha allineato la strategia militare alle recenti dichiarazioni del presidente Trump, che aveva previsto una fine “molto rapida” del conflitto. “Il presidente controlla l’acceleratore”, ha spiegato il capo del Pentagono, ribadendo che l’unico esito accettabile è la sconfitta completa del nemico per impedire a Teheran di ottenere armi nucleari “per sempre”. 

Il Segretario alla Difesa ha voluto marcare una distanza netta con i conflitti del passato, assicurando che non ci sarà alcun “nation building infinito” come avvenuto sotto le presidenze Bush o Obama.

Scandendo che “non siamo nel 2003”, con un chiaro riferimento all’invasione dell’Iraq, Hegseth ha ribadito che i giorni delle missioni dai contorni nebulosi sono finiti, poiché l’attuale presidente ha condotto una campagna elettorale proprio contro quel tipo di pantani militari. 

Con un linguaggio che riflette una nuova dottrina militare, Hegseth ha descritto l’avanzata statunitense come dotata di una “brutale efficienza” e di un “totale dominio aereo”. Ha poi rivolto pesanti accuse alla leadership iraniana, definendo i mullah “terroristi disperati e in affanno” che utilizzerebbero scuole e ospedali come scudi umani per lanciare missili, consci che il loro esercito regolare viene “sistematicamente annientato”. 

A fornire i dettagli tecnici dell’offensiva è stato il generale Dan Caine, capo degli Stati Maggiori Riuniti. Sebbene abbia espresso un certo rispetto per la capacità di combattere degli iraniani, Caine ha sottolineato la superiorità tecnologica statunitense. 

Gli Usa hanno impiegato decine di bombe da 2.000 libbre (quasi una tonnellata) progettate per penetrare bunker e strutture sotterranee dove sono nascosti i sistemi di lancio. “Gli iraniani si adattano, ma noi lo facciamo più rapidamente”, ha concluso il generale, confermando che l’intelligence sta fornendo dati cruciali per degradare le capacità difensive di Teheran in tempo reale.