TORINO – La guerriglia urbana esplosa nel capoluogo piemontese al termine del corteo in difesa del centro sociale Askatasuna durante il fine settimana appena trascorso, riaccende lo scontro politico sulla sicurezza e sul ruolo dei centri sociali.
Tra le tante immagini del pomeriggio di violenze e devastazioni, la più cruda mostra un agente di 29 anni, del reparto mobile di Padova, circondato da manifestanti che, con una violenza inaudita, lo prendono a calci e pugni e lo colpiscono anche con un martello. L’agente ha riportato contusioni multiple e una ferita alla coscia sinistra, ma non sarebbe in gravi condizioni.
Il corteo, cominciato nel pomeriggio di sabato, ha visto scendere in strada migliaia di persone: 15mila secondo le forze dell’ordine, fino a 50mila per gli organizzatori. Alla manifestazione hanno aderito circa duecento realtà tra collettivi e movimenti, con la presenza di sindacati di base, militanti di centri sociali arrivati anche dall’estero e attivisti del movimento No Tav.
Nel corso della giornata, per prevenire incidenti, il prefetto aveva firmato due ordinanze urgenti: il divieto di vendita e detenzione di bevande in contenitori potenzialmente pericolosi (vetro e alluminio) e quello di occultare il volto con caschi o maschere, oltre al divieto di portare fumogeni o esplosivi.
Le paure della vigilia si sono materializzate quando il corteo ha deviato dal percorso concordato entrando in corso Regina Margherita, dove dal 1996 si trovava la sede storica del centro sociale Askatasuna, sgomberata lo scorso 18 dicembre. Con il calare del buio, gruppi di autonomi e anarchici si sono staccati dal corteo principale, cercando di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine.
È lì che si è consumata una vera e propria guerriglia, con lanci di bottiglie, pietre, fumogeni, bombe carta e razzi artigianali sparati da tubi di metallo usati come mortai. La polizia ha risposto con lacrimogeni, idranti e cariche di alleggerimento, in un confronto durato oltre un’ora e mezza che ha causato almeno trenta feriti, tra cui anche giornalisti di una troupe Rai.
Una situazione che ha innescato una raffica di reazioni istituzionali, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che parlando degli scontri ha dichiarato: “Questi non sono dissenso né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta”, invocando che i responsabili siano “trattati per ciò che sono, senza sconti e senza giustificazioni”.
Rivolgendosi, poi, alla magistratura ha aggiunto: “Il governo ha fatto la sua parte, rafforzando gli strumenti per contrastare l’impunità. Ora è fondamentale che anche la magistratura faccia fino in fondo la propria, perché non si ripetano episodi di lassismo che in passato hanno annullato provvedimenti sacrosanti contro chi devasta le nostre città e aggredisce chi le difende”.
Parole durissime sono state pronunciate anche dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha tuonato: “Questi non sono manifestanti. Non sono nemmeno delinquenti. Questi si comportano da nemici, da terroristi, da guerriglieri, vogliono fare male, sono spinti dall’odio. Se avessero altre armi le userebbero”. E ancora: “Vanno trattati per quello che sono, senza sconti, senza alcun tipo di attenuante”. Crosetto ha espresso “totale solidarietà alle forze di polizia” e ha avvertito che “non si possono affrontare persone che si considerano in guerra con gli Stati ed i loro servitori, trattandole come fossero manifestanti civili e pacifici. Non lo sono”.
Piantedosi ha definito gli antagonisti “un pericolo per la democrazia” puntando il dito contro presunte coperture politiche. “Quanto accaduto a Torino conferma chi sono i veri violenti e chi rappresenta l’autentico pericolo per la convivenza civile e per la nostra democrazia: gli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente anche grazie a coperture politiche ben identificabili”.
Nel centrodestra la linea è stata compatta, con Matteo Salvini che, riferendosi ai manifestanti, ha parlato di “delinquenti” aggiungendo che “peggio di loro c’è solo chi li difende, coccola, giustifica o protegge”, chiedendo “arresti, sgomberi e nuovo pacchetto sicurezza”. Antonio Tajani ha rilanciato sul provvedimento annunciato dal governo: “Ecco perché servono le nuove norme sulla sicurezza che il governo sta preparando”.
Anche dalle opposizioni sono arrivate condanne nette, con la segretaria del Pd Elly Schlein che ha definito “inqualificabili” le immagini della violenza di Torino, esprimendo solidarietà alla polizia e ai giornalisti “colpiti”. “La nostra condanna della violenza è, come sempre, la più ferma e auspichiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto”, ha aggiunto.
Le ha fatto eco il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che ha condannato “con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle Forze dell’ordine e della troupe Rai. Atti che nulla hanno a che vedere con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità”.
Nel dibattito dopo le violenze di Torino è intervenuto anche il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo che ha affermato che ogni attacco “a chi opera per la tutela dell’ordine pubblico e per la sicurezza dei cittadini, è un attacco allo Stato”.