SYDNEY - Il 27 marzo, alla Drummoyne Public School, scuola primaria con studenti dai 5 ai 12 anni, si è svolta un’assemblea per celebrare l’Harmony Day. I bambini più piccoli hanno cantato canzoni in italiano, i rappresentanti degli studenti (student leaders) si sono alternati sul piccolo palco con interventi in greco e in italiano.
Anche gli insegnanti hanno partecipato leggendo una poesia sull’amicizia e sull’armonia, ciascuno nella propria lingua. Anche il preside John Nguyen ha parlato del suo legame con le proprie origini.
L’Harmony Day è stato il punto di arrivo di una settimana in cui ogni classe ha esplorato un Paese attraverso l’arte: a disposizione degli studenti un pacchetto di risorse, un video su tradizioni e usanze di quella cultura e poi un’attività creativa.
“L’obiettivo – ha spiegato l’insegnante di italiano Elizabeth Grasso, che ha organizzato le attività nelle classi di lingua insieme alla collega di greco Ashley Norris - è permettere ai bambini di imparare qualcosa di nuovo e di immergersi in una cultura realizzando qualcosa con le proprie mani”.
John Nguyen è preside della Drummoyne Public School da quasi tre anni. Conosce bene la tradizione linguistica di questa scuola, storicamente legata alle comunità greca e italiana del quartiere.
“La pubblica istruzione è sempre stata molto brava a promuovere l’insegnamento delle lingue e delle culture,” dice. “Qui a Drummoyne, tradizionalmente, era una comunità molto greca e italiana”.
Il programma linguistico della scuola prevede che tutti gli studenti seguano lezioni sia di italiano che di greco, per metà anno ciascuno, indipendentemente dalla propria provenienza.
Per chi ha origini italiane o greche c’è la possibilità di un’ora extra settimanale, un programma di approfondimento linguistico pensato per chi la lingua la parla già a casa. “Siamo molto fortunati che questo programma continui”, dice Nguyen. “Le famiglie lo percepiscono come un’opportunità in più per i loro figli”. Oltre all’italiano e al greco, la scuola ospita anche una comunità turca: per loro esistono lezioni pomeridiane di turco, organizzate dopo l’orario scolastico.
Per l'Harmony Week, però, la prospettiva si allarga oltre le due lingue del curriculum, per abbracciare le culture di tutto il mondo. “Vogliamo davvero celebrare le differenze - dice Nguyen -. L’aspetto, la lingua o il cibo: sono ragioni per unirsi e festeggiare”.
Elizabeth Grasso, siciliana di terza generazione, ha iniziato a insegnare italiano alla Drummoyne Public School alla fine dell’anno scorso.
Per lei insegnare l’italiano non è solo un lavoro: è un modo di trasmettere qualcosa di profondamente suo. “Cerco di mostrare agli studenti quanto sono orgogliosa della mia cultura e delle mie origini. È importante che in classe ogni studente si senta libero di essere sé stesso”.
Il suo approccio è guidato da un’idea precisa: se i bambini si sentono liberi di condividere la propria identità culturale, si aprono anche all’apprendimento di una nuova lingua.
“Gli studenti aspettano solo che qualcuno gli faccia la prima domanda: poi vogliono raccontare tutto e condividere le tradizioni di famiglia, le usanze del loro Paese,” dice l’insegnate.
Con i più piccoli in classe utilizza anche musica per facilitare l’apprendimento dell’italiano. Con i più grandi si lavora su strutture grammaticali, cercando di rendere lo studio immediatamente applicabile: i bambini scrivono, poi disegnano quello che hanno scritto, creando associazioni visive tra parola e concetto.
Fa ascoltare loro anche canzoni italiane, chiedendo di votarle e di individuare le parole che riconoscono. “Li sentivo cantarle nei corridoi,” racconta con una certa emozione.
Dell’Harmony Week la colpisce sempre “vedere i bambini arrivare con i loro costumi tradizionali, salutarmi nella loro lingua, l’entusiasmo di voler raccontare tutto del loro Paese: mi emoziona davvero. Trovo che sia mio compito assicurarmi che le lingue siano celebrate nelle scuole, per la mia esperienza personale e per le mie radici culturali”.
Tra gli studenti del programma di approfondimento linguistico c’è Kayla Cagnola, 11 anni, Anno 6, che con l’italiano ci è cresciuta: lo parla a casa con la famiglia e legge libri in italiano; tra le sue storie preferite ci sono Storie della buonanotte per bambine ribelli e Anna dai capelli rossi.
Kayla ha una grande passione per il canto e ha già gareggiato e vinto diverse competizioni canore ed ha partecipato ad Australia’s Ultimate Singer.
Quando canta in italiano, però, sente qualcosa di diverso rispetto all’inglese. “Mi sembra di poter cantare con il cuore”.
Intanto, oggi, il palco è quello della Drummoyne Public School. E mentre i bambini intonano canzoni davanti a tutta la scuola, è difficile non pensare che la diversità, qui, non ha bisogno di essere spiegata. Viene cantata. In italiano, in greco, e in tutte le lingue del mondo.