BUENOS AIRES - Sono spesso i protagonisti musicali di matrimoni, eventi in bar, hotel, crocere e anche festival in giro per il mondo. Martín ed Ezequiel Cavoti, fratelli nella vita e compagni nell’arte, formano il duo Hermanos Cavoti, specializzati nella rivisitazione di classici in chiave rock.
Per esempio, hanno recentemente animato un evento esclusivo nella boutique Édition Privée, in occasione della visita di Paolo Terenzi, profumista italiano della maison Tiziana Terenzi. In quell’occasione si sono intrecciati musica, profumi e vibrazioni rock e i due fratelli Cavoti hanno conquistato il pubblico con un set travolgente di grandi classici italiani rivisitati in chiave rock.
Un’esibizione capace di rompere ogni formalismo: persino gli influencer più impassibili non hanno resistito al ritmo incalzante della band, trasformando la boutique in una vera pista da ballo.
A raccontare la storia del duo è Martín Cavoti, cantante e musicista. “Abbiamo iniziato con la musica da bambini, quando eravamo molto piccoli. I nostri genitori amavano molto la musica e, per quanto mi riguarda, già a quattro anni cantavo. Vedendo che avevamo una buona predisposizione, mi regalarono una tastiera, inizialmente un giocattolo. A sei anni già suonavo il pianoforte e cantavo, mentre mio fratello si è orientato verso la batteria”.
La loro formazione è avvenuta soprattutto “a orecchio”, come accade a molti musicisti di musica popolare. Sebbene abbiano preso qualche lezione, l’educazione musicale formale non è stata decisiva. “La nostra vera scuola è stata l’ascolto”, spiega Martín.
Da circa dieci anni la musica è diventata la loro unica professione, tra concerti dal vivo e partecipazioni a eventi commerciali, feste private e intrattenimento in hotel e crocere. Attualmente, per esempio, il duo si trova a suonare a Isla Gorda, nei Caraibi, per una lunga residenza in un resort.
Le radici italiane fanno parte della loro identità, anche se non hanno mai indagato troppo sulle loro origini, a partire dal cognome, come racconta ancora Martín: “So che Cavoti deriva da Cabotti e credo che i nostri bisnonni venissero dal Sud Italia, anche se non sappiamo esattamente da quale città”.
Nonostante questo legame, la loro prima visita in Italia è avvenuta solo lo scorso anno, grazie a un ingaggio su una nave da crociera: “Non eravamo mai stati in Europa e in Italia ci siamo sentiti subito a casa. Non parliamo italiano e questo ci mette un po’ in imbarazzo, ma adesso lo stiamo studiando, anche perchè abbiamo visto che può essere una porta verso nuovi progetti”.

Da sinistra, Martín ed Ezequiel.
Un orgoglio sincero per le proprie origini, anche se il repertorio musicale italiano, ammette Martín con onestà, è ancora limitato: “La nostra formazione è più legata al rock anglosassone, quello che ascoltavamo da bambini. Conosciamo soprattutto musica tradizionale italiana e poche canzoni famose. Ci piacerebbe approfondire di più, perché amiamo molto la tarantella e certe sonorità popolari”.
Proprio la partecipazione all’evento Tiziana Terenzi ha rappresentato un’occasione speciale di scoperta: “Ci ha dato la possibilità di esplorare nuovi brani italiani. Alcune parti dei testi le abbiamo imparate per fonetica, perché non conosciamo ancora bene la lingua”.
Una pratica che, come ha scoperto Martín, ha una tradizione importante in Italia.
Negli anni Settanta, infatti, Adriano Celentano aveva già sperimentato questo approccio con Prisencolinensinainciusol (1972), brano in grammelot che imita la fonetica dell’inglese americano senza avere un significato reale. L’obiettivo era dimostrare che la musica pop anglofona può essere apprezzata anche senza comprenderne le parole, concentrandosi su ritmo, suono e intonazione.
Un approccio che non punta alla perfezione formale, ma all’emozione condivisa, capace di trasformare ogni esibizione in un’esperienza collettiva e il percorso dei fratelli Cavoti dimostra come l’identità italiana possa riemergere anche lontano dall’Italia, attraverso il suono, il ritmo e una curiosità autentica verso una tradizione da riscoprire e reinventare.