MELBOURNE - La visita del presidente israeliano Isaac Herzog nella capitale è iniziata in un clima teso, tra proteste annunciate e un imponente dispiegamento di forze dell’ordine.
Dopo gli incontri istituzionali a Canberra con il primo ministro Anthony Albanese, Herzog è arrivato nel Victoria per la seconda tappa del suo viaggio in Australia, definito dallo stesso presidente “molto emozionante” alla luce dell’attentato terroristico di Bondi.
Già a metà giornata, manifestanti si erano radunati davanti a Government House, sede del primo impegno ufficiale a Melbourne, dove Herzog è stato ricevuto dalla governatrice Margaret Gardner. La polizia ha formato cordoni per impedire l’accesso alle strade limitrofe e ha effettuato controlli di identità su alcuni partecipanti. Le autorità prevedono che nel corso della giornata fino a 5mila persone possano scendere in piazza nel CBD per contestare la presenza del capo di Stato israeliano.
Alcuni cartelli esibiti dai manifestanti accusavano Herzog di genocidio nei confronti del popolo palestinese. Il presidente ha in passato respinto con decisione le conclusioni di una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite secondo cui sue dichiarazioni avrebbero potuto essere interpretate come incitamento al genocidio, sostenendo che le sue parole siano state estrapolate dal contesto.
Intervistato dall’emittente Channel 7, Herzog ha riconosciuto che “c’è antisemitismo, ed è qualcosa di spaventoso e preoccupante”, ma ha aggiunto di aver trovato “un’Australia diversa da quella descritta”. “Esiste una maggioranza silenziosa che cerca la pace, che rispetta la comunità ebraica e vuole dialogare con Israele”, ha affermato, spiegando di aver portato un “messaggio di buona volontà” e di voler offrire sostegno alla comunità ebraica locale.
La tensione è aumentata dopo la comparsa di graffiti minacciosi presso il campus di Parkville della University of Melbourne, con la scritta “death to Herzog” su un muro. L’Australasian Union of Jewish Students ha condannato l’episodio, definendo inaccettabili gli appelli alla violenza e sottolineando il clima di insicurezza percepito da molti studenti ebrei. L’università ha fatto sapere di aver rimosso immediatamente le scritte e di respingere ogni forma di odio.
Il vice commissario Bob Hill ha spiegato che la polizia ha svolto un lavoro “totale” di preparazione, pur non avendo individuato minacce specifiche contro Herzog. Il livello di allerta nazionale resta “probabile” e la Corte suprema ha concesso poteri aggiuntivi alle forze dell’ordine, inclusi controlli e perquisizioni.
Il dibattito resta acceso: per alcuni la visita rappresenta un gesto di solidarietà dopo Bondi; per altri, un motivo di protesta politica.