BEIRUT - Il Libano si ritrova oggi al centro di una tempesta geopolitica senza precedenti.

La presenza di Hezbollah, il “Partito di Dio” guidato da Naim Qassem, ha trasformato il territorio libanese nel principale fronte di risposta dell’Iran contro l’offensiva israelo-statunitense. Nato e cresciuto sotto l’ala protettrice della Repubblica Islamica, il movimento sciita non è solo un alleato di Teheran, ma il perno operativo dell’intero “Asse della Resistenza”. 

L’attuale escalation affonda le radici nella visione di Hassan Nasrallah, il leader storico ucciso nel settembre 2024. Nasrallah aveva cementato una rete d’alleanze transnazionale che unisce l’Iran agli Houthi nello Yemen e alle milizie sciite in Iraq.

Oggi, quel sistema di alleanze è chiamato alla prova del fuoco: Hezbollah ha intensificato i lanci di razzi e droni per esercitare pressione su Tel Aviv e tentare di alleggerire l’offensiva su Teheran. 

La scintilla che ha incendiato il fronte libanese è stata l’uccisione della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei. Tra il 1 e il 2 marzo, Hezbollah ha scatenato una pioggia di fuoco contro Israele, colpendo obiettivi militari e centri abitati nel nord. 

Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno risposto con bombardamenti a tappeto non solo nel sud, ma anche nel cuore di Beirut, causando decine di vittime e distruggendo centri di comando strategici.  

Nelle ultime ore, la strategia israeliana sembra essersi evoluta da semplici raid aerei a una pressione terrestre più decisa. L’Idf ha iniziato a dispiegare unità nel Libano meridionale per ampliare la “zona cuscinetto”, un’area di sicurezza volta a impedire le incursioni dei commando di Hezbollah. 

Il portavoce militare israeliano ha lanciato un avviso urgente alla popolazione civile, ordinando lo spostamento a nord del fiume Litani. Questo ordine suggerisce che Israele si stia preparando a operazioni di terra più profonde o a una campagna di bombardamenti ancora più intensa.