Alla mia età normalmente ci si ferma, invece no, io ho ancora voglia di esprimermi, di dire qualcosa”. La carta d’identità di Riccardo Cocciante dice 80, la testa e la voglia di fare molti di meno.

Un disco in uscita, la lunga vita di Notre Dame de Paris che quest’anno festeggia i 25 anni dalla prima messa in scena in Italia e continua a girare il mondo sotto l’occhio attento del suo ideatore, un tour che animerà la prossima estate, un docufilm dal titolo Il mio nome è Riccardo Cocciante. A fermarsi, il cantautore nato in Vietnam non ci pensa proprio. Il nuovo disco, Ho vent’anni con te, è un racconto musicale in 12 tracce che esplora il sentirsi vivi attraverso l’amore e la musica, una sintesi emotiva dei suoi 80 anni di esperienze, dove vita e amore restano temi centrali. 

L’album arriva a più di 20 anni dall’ultimo lavoro, ma l’idea di abbandonare la forma canzone non l’ha mai sfiorato. “No, mi piace ancora e non vedo perché dovrei lasciarla. È passato tutto questo tempo perché semplicemente ho dovuto lavorare su Notre Dame de Paris che è uscito in tanti Paesi: io seguo personalmente tutti i cantanti. Li scelgo, insegno loro come eseguire una canzone. E così il tempo passa - racconta Cocciante -. Nel frattempo ho scritto alcune canzoni: questo disco è il risultato di diversi anni. In fondo è una sorta di raccolta”.

Il filo conduttore è “il tempo che è passato e che passa, inesorabilmente. Ma io accetto di essere limitato nel tempo. Invecchiare è il nostro destino. La mia consolazione è che l’eternità è una noia infinita. Per fortuna l’artista ha la fortuna di poter rimanere grazie a quello che ha fatto”. Nel disco non c’è solo l’età, “ma quello che succede nella vita, intorno a noi”. E allora nel brano Vai, Lupo, corri!, “parlo di ecologia, del mondo che stiamo distruggendo piano piano. Della violenza che c’è ovunque oggi. In Un uomo in armi, traduzione in italiano di un brano della scrittrice Françoise Sagan, si parla anche delle guerre, che l’uomo continua a portare avanti. Dopo la Seconda guerra mondiale, in Europa, credevamo di poter vivere in pace e invece il conflitto in Ucraina ci ha smentito. Come anche gli altri conflitti in atto. E per cosa?”.

A guidare Cocciante nel suo lavoro “c’è la ricerca di essere coerente, autentico”. E l’integrità morale e artistica sono stati sempre il faro a indicare la rotta. “Ho cercato sempre di fare quello che amavo, di non entrare negli ingranaggi del commerciale, finendo anche fuori dal contesto certe volte. Non ho mai cercato di essere di moda”.

L’uscita del disco è anche occasione per fare il punto di una carriera che ha attraversato oltre mezzo secolo di musica.
“Tanti episodi sono stati importanti. Il primo significativo è stato l’uscita di Bella senz’anima che ha rotto molti schemi. Poi Margherita, uscita in un periodo estremamente politico della musica italiana e la canzone che era l’esatto opposto, non pensavo avrebbe avuto il successo che ha poi ottenuto. Cervo a primavera ha segnato il cambio d’autore, da Ruberti a Mogol, in un momento in cui volevo cambiare modo di esprimermi. E poi c’è Notre Dame de Paris, che mi ha aperto un’altra carriera. Non la considero la mia opera omnia, perché cancellerei quello che c’è stato prima e dopo, ma ha il merito di avermi fatto riconoscere, oltre che come cantautore, anche come autore e compositore”.

In estate, Cocciante tornerà anche dal vivo con il tour ‘Io... Riccardo Cocciante’, “perché ho voluto semplicemente essere me stesso, ed eseguirlo con dei musicisti veri. Non ci saranno sequenze, come non ci dovrebbero mai essere”. Mai affascinato dall’intelligenza artificiale? “No, non ci penso neanche un po’, anche se trovo che sia importante, ma dobbiamo imparare a utilizzarla. È ancora troppo presto, si rischia di fare sbagli. E ai giovani mi sento di dire: cercate di usare di più la musica vera piuttosto che quella riprodotta artificialmente. Oggi manca la gavetta: hai un successo e fai gli stadi, senza passaggi intermedi, senza un periodo di formazione che ti porta ad accettarti per quello che sei dentro e non per l’immagine che hai dato fuori. La maggior parte dei cantanti viene lanciata sul palco senza avere esperienza”.

Giovani che nel frattempo hanno “occupato” il Festival di Sanremo. “Non l’ho visto molto, ero impegnato con Notre Dame, che è di nuovo nei teatri italiani. Mi è sembrato che a fronte di un eccesso di proposte ritmiche, di rap, di giovani, il pubblico abbia scelto cose più classiche. La Musica, con la m maiuscola, non solo proposte opportunistiche”.

Tra i vari impegni, Cocciante sarà anche nel cast della nuova edizione di Canzonissima, visibile con Il Globo Tv in streaming su Rai Italia. “Non sarò concorrente, sono ospite speciale, che è molto diverso. A quest’età non mi sembra il caso di mettermi in concorso, non l’ho fatto per Sanremo, dove andrei come ospite, non vedo perché dovrei farlo per Canzonissima”. E tra i progetti nel cassetto c’è anche quello di fare un disco riproponendo grandi classici. “Mi piacerebbe, anche se non ne ho il tempo. Un album di canzoni che amo. Non solo italiane, ma anche francesi, inglesi, americane”.