BRUXELLES - Sei Paesi, tra cui l’Italia, annunciano un impegno congiunto per garantire la riapertura in sicurezza dello Stretto di Hormuz. L’iniziativa è stata formalizzata in una dichiarazione firmata anche da Regno Unito, Francia, Germania, Giappone e Paesi Bassi. 

Nella nota congiunta, i sei governi esprimono la “disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto” e accolgono “con favore l’impegno delle nazioni che si stanno adoperando nella pianificazione preparatoria”.  

Il documento condanna “con la massima fermezza” gli attacchi attribuiti all’Iran contro navi mercantili e infrastrutture civili e denuncia la “chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”. 

I firmatari chiedono a Teheran di fermare “immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale” e richiamano la Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sottolineando che l’interruzione delle rotte energetiche globali rappresenta “una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. 

La reazione iraniana è immediata. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi avverte che la partecipazione a un’eventuale operazione per riaprire lo Stretto costituirebbe “complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”. 

Sul piano internazionale interviene anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, che ricorda come il Consiglio di Sicurezza abbia già ordinato la riapertura dello Stretto: la sua chiusura prolungata “causa immense sofferenze a moltissime popolazioni in tutto il mondo”. “È tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza”, afferma. 

Al momento non sono stati resi noti dettagli operativi, ma il governo italiano pone una condizione chiara: qualsiasi iniziativa dovrà passare da un quadro multilaterale e dal coinvolgimento dell’Onu. “L’Onu deve essere protagonista di un’azione di pace”, afferma il ministro degli Esteri Antonio Tajani, precisando che un’eventuale missione di peacekeeping marittima potrà essere valutata solo dopo un cessate il fuoco: “Adesso mi pare molto complicato andare in quell’area per essere parte di una guerra”. 

In Italia la vicenda accende lo scontro politico. Il Movimento 5 Stelle chiede chiarimenti immediatI, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, di Alleanza verdi e sinistra, parlano di una scelta “gravissima e irresponsabile”, mentre Riccardo Magi (+Europa) invita il governo a riferire in Parlamento e a sottoporre qualsiasi ulteriore decisione a un voto delle Camere.