ROMA - Mentre il conflitto in Medio Oriente entra in una fase di logoramento, il mercato dell’energia trema. La minaccia di Teheran di spingere il greggio a quota 200 dollari al barile non è più una provocazione, ma un’ipotesi concreta.  

Simone Tagliapietra, senior Fellow del think tank Bruegel ha spiegato all’Adnkronos, che la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz ha trascinato il mondo in uno “scenario totalmente inesplorato” dove i mercati non rispondono più alle logiche convenzionali. 

Per l’Iran, la capacità di bloccare Hormuz rappresenta la vera arma di distruzione di massa economica. “L’Iran è un Paese sofisticato”, spiega Tagliapietra. “La loro strategia è creare volatilità estrema. È la loro difesa massima contro quella che percepiscono come un’aggressione statuninse”. 

Lo shock macroeconomico è già in corso e, che il prezzo del petrolio sia di 150 o 200 dollari al barile, poco cambia, poiché sopra i 100 dollari l’effetto domino è garantito. Di conseguenza, le banche centrali sono costrette a rivedere le aspettative sull’inflazione, mentre i governi tagliano le proprie stime sulla crescita economica. 

L’Amministrazione Trump sembra aver sottovalutato la tenuta della Repubblica Islamica. “Probabilmente si aspettavano che il regime cadesse in breve tempo con un blitz per il regime change”, osserva l’esperto. “Ma il regime è molto più resiliente del previsto”. 

Questo errore di calcolo espone ora il presidente a un rischio politico interno: l’aumento del prezzo della benzina al gallone potrebbe pesare drasticamente sulle elezioni di metà mandato. 

Tuttavia, Donald Trump ostenta sicurezza, ribaltando la narrazione economica: “Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando il prezzo sale, noi facciamo un sacco di soldi. Ma la mia priorità è fermare l’Impero del Male ed evitare che l’Iran ottenga l’arma nucleare”. 

Per tentare di raffreddare i prezzi, i 32 Paesi membri dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie) hanno autorizzato il più grande rilascio di scorte di emergenza della storia: 400 milioni di barili. 

Nonostante l’annuncio del direttore Fatih Birol, i prezzi hanno continuato a salire. Gli investitori attendono dettagli tecnici su tempi e modalità di immissione. La Commissione Ue ha fissato per le ore 18:00 di oggi il termine per gli Stati membri (Italia inclusa) per notificare la propria quota di partecipazione al rilascio coordinato. 

Oltre all’emergenza immediata, Tagliapietra avverte che l’attacco all’Iran ha distrutto il modello di stabilità su cui i Paesi del Golfo hanno costruito la propria ricchezza. Anche se il conflitto dovesse terminare domani, i progetti energetici fermi e l’incertezza politica creeranno una spirale da cui sarà difficile uscire per mesi, se non anni.