WASHINGTON - La marina degli Stati Uniti ha declinato, almeno per il momento, le richieste sempre più insistenti dell’industria marittima per scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, ritenendo il livello di rischio ancora troppo elevato.
Secondo fonti vicine alle discussioni tra autorità militari e compagnie di navigazione, la questione viene sollevata quasi quotidianamente durante i briefing organizzati con i rappresentanti del settore petrolifero e del trasporto marittimo. La risposta della US Navy, tuttavia, è rimasta la stessa: le scorte militari non sono possibili finché la minaccia di attacchi non diminuisce.
La posizione delle forze navali statunitensi evidenzia una distanza rispetto alle dichiarazioni pubbliche del presidente Donald Trump, che nei giorni scorsi ha affermato che gli Stati Uniti sono pronti a garantire la sicurezza delle petroliere qualora fosse necessario.
“Quando sarà il momento, la US Navy e i suoi partner accompagneranno le petroliere attraverso lo stretto - ha dichiarato Trump durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago -. Spero che non sia necessario, ma se lo sarà, lo faremo”.
Lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, è quasi completamente paralizzato dall’inizio della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran oltre una settimana fa. Attraverso questo corridoio transita circa un quinto del petrolio globale.
Le tensioni sono cresciute dopo che un alto dirigente dei Guardiani della Rivoluzione iraniani ha dichiarato che lo stretto è di fatto chiuso e che qualsiasi nave che tenterà di attraversarlo potrebbe essere presa di mira.
Diversi incidenti in mare hanno già alimentato le preoccupazioni degli operatori. Secondo fonti della sicurezza portuale irachena, la scorsa settimana una petroliera è stata danneggiata da un’imbarcazione teleguidata carica di esplosivo mentre era ancorata in acque irachene.
Nel frattempo centinaia di navi restano ferme in attesa di sviluppi, mentre i mercati energetici reagiscono con forte nervosismo. Il prezzo del petrolio è tornato ai livelli più alti dal 2022.
Il Pentagono ha fatto sapere di stare studiando diverse opzioni per garantire la sicurezza del traffico commerciale nel caso in cui venga dato un ordine politico in tal senso.
Tuttavia analisti della sicurezza marittima avvertono che proteggere completamente lo stretto potrebbe essere estremamente difficile. L’Iran dispone infatti di mine navali, droni e piccole imbarcazioni veloci in grado di lanciare attacchi coordinati.
“Nemmeno una coalizione internazionale avrebbe il pieno controllo dello stretto”, ha osservato Adel Bakawan, direttore dell’European Institute for Studies on the Middle East and North Africa.
Finché il rischio resterà alto, il traffico petrolifero globale continuerà a subire pesanti interruzioni.