BRUXELLES - Mentre la tensione nello Stretto di Hormuz continua a salire, la diplomazia internazionale si muove su binari paralleli e spesso divergenti. I ministri degli Esteri dell’Unione Europea, riuniti oggi a Bruxelles, cercano una “terza via” per ripristinare il traffico commerciale energetico, cercando di distanziarsi dalla retorica bellica di Washington. 

L’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, ha avanzato una proposta ambiziosa: replicare nello Stretto di Hormuz l’accordo sul grano che fu siglato per il Mar Nero. L’obiettivo è favorire un passaggio sicuro delle navi attraverso un’intesa che coinvolga attori internazionali, pur mantenendo una forte componente militare europea. 

Sul tavolo del Consiglio Affari Esteri c’è la possibilità di modificare il mandato della missione navale Aspides. “Se vogliamo sicurezza nella regione, sarebbe più facile utilizzare l’operazione che abbiamo già in loco, magari modificandola un po’“, ha spiegato Kallas. Tuttavia, la proposta deve fare i conti con i limiti operativi della missione, attualmente focalizzata sul Mar Rosso e di natura prettamente difensiva. 

L’appello di Donald Trump a un coinvolgimento diretto dell’Alleanza Atlantica ha ricevuto risposte gelide dai principali alleati europei. Dalla Germania, il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, è stato categorico: “La guerra in Iran non ha nulla a che vedere con la Nato. Questa non è la nostra guerra”. Berlino ha sottolineato che l’Alleanza nasce per la difesa del territorio dei suoi membri e che non esiste alcun mandato per un dispiegamento in Iran. Sulla stessa linea, il ministro Johann Wadephul ha ribadito che la responsabilità dello Stretto non può ricadere sui comandi di Bruxelles. 

Da Londa, il primo ministro Keir Starmer ha confermato di essere al lavoro su un “piano collettivo sostenibile” con partner del Golfo, europei e statunitensi, ma ha chiarito: “Voglio essere esplicito: non sarà e non è mai stata pensata come una missione della Nato”. Londra preferisce un’alleanza di partner flessibile, sfruttando i propri sistemi di sminamento già presenti nella regione. 

 L’Italia, per voce del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha espresso forti riserve su uno stravolgimento della missione Aspides. Pur concordando sulla necessità di rafforzarla nel Mar Rosso, Tajani ritiene “complicato” e potenzialmente pericoloso estenderne il raggio d’azione a Hormuz. “Sarebbe una missione stravolta”, ha spiegato il titolare della Farnesina, ribadendo che per ripristinare la libertà di navigazione nel Golfo deve prevalere la via diplomatica. 

Dal fronte iraniano, la posizione non cambia. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ironizzato sulla richiesta di aiuto degli Stati Uniti ai propri alleati dopo 15 giorni di bombardamenti. “Gli Usa chiedono assistenza ora, dopo aver condotto attacchi su larga scala”, ha dichiarato alla Cnn.  

Araghchi ha poi lanciato un monito preciso: lo Stretto di Hormuz resta aperto per il commercio internazionale, ma è “chiuso soltanto ai nemici e a coloro che hanno compiuto un’aggressione ingiusta contro il nostro Paese”.