WASHINGTON - Donald Trump è deciso a riaprire lo Stretto di Hormuz, arteria vitale da cui transita il 20% del petrolio mondiale.
Insieme al Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il presidente ha promesso che le operazioni di scorta armata per petroliere e mercantili inizieranno “presto”. Tuttavia, il piano presenta ostacoli logistici e militari senza precedenti che potrebbero spingere gli Stati Uniti verso un conflitto di terra.
Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione sta valutando una missione di protezione dinamica che vedrebbe le navi da guerra statunitensi e alleate affiancare i convogli commerciali.
Le navi dovrebbero bonificare le acque dalle mine e respingere gli attacchi della cosiddetta “flotta zanzara”, composta dalla miriade di piccole imbarcazioni veloci dei Guardiani della Rivoluzione. Si tratta di una logistica imponente: gli esperti stimano infatti che servirebbero due navi da guerra per ogni petroliera, o almeno una dozzina di unità per scortare convogli di cinque o dieci navi.
Per quanto riguarda il pattugliamento aereo, secondo Bryan Clark dell’Hudson Institute occorrerebbero almeno dodici droni MQ-9 Reaper per colpire i lanciatori costieri non appena si palesano.
Il prezzo di questa strategia sarebbe però un drastico rallentamento: secondo Lloyd’s List Intelligence, il traffico si ridurrebbe al 10% del livello normale, impiegando mesi per smaltire l’arretrato di 600 navi bloccate nel Golfo.
Poiché le brevi distanze rendono difficile intercettare missili e droni dalla costa, resta sul tavolo l’opzione più radicale di un assalto anfibio per prendere il controllo di una fascia di territorio sovrastante lo Stretto. L’operazione inizierebbe con pesanti raid aerei seguiti dallo sbarco delle unità di spedizione dei Marines per distruggere le basi di lancio, ma il rischio è quello di innescare un “gioco al gatto e al topo” con i 190.000 soldati dei Guardiani della Rivoluzione e l’élite della Forza Quds, esperti in decenni di guerriglia.
Gli analisti avvertono, infatti, che per neutralizzare la minaccia in modo permanente non basterebbero semplici incursioni “mordi e fuggi”, ma servirebbe una vera e propria invasione per tenere lontane le forze iraniane dalla costa.