TEHERAN - Il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano ha confermato di aver accettato una tregua temporanea e ha annunciato l’avvio di negoziati con gli Stati Uniti a Islamabad, in Pakistan, a partire da venerdì.
“Si sottolinea che questo non significa la fine della guerra”, si legge nella dichiarazione ufficiale.
Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha confermato che nei prossimi 14 giorni sarà consentito il transito delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, punto strategico per il commercio energetico globale.
“Per un periodo di due settimane, il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz sarà possibile tramite coordinamento con le Forze armate iraniane e tenendo conto delle limitazioni tecniche”, ha dichiarato Araghchi.
Anche la televisione di Stato iraniana ha confermato che Trump avrebbe accettato le condizioni poste da Teheran per porre fine al conflitto, definendo la decisione del presidente americano una “ritirata umiliante”.
L’annuncio di Trump, pubblicato sui social, segna un brusco cambio di rotta rispetto alle ore precedenti.
Secondo funzionari della Casa Bianca, anche Israele avrebbe accettato la tregua e la sospensione dei bombardamenti sull’Iran. Tuttavia, pochi minuti dopo l’annuncio, l’esercito israeliano ha riferito di aver individuato missili lanciati dall’Iran verso il proprio territorio.
Trump, che nelle ultime settimane ha alternato minacce a passi indietro, ha sostenuto che vi siano progressi concreti nei negoziati. Ha affermato che Teheran avrebbe presentato una proposta in dieci punti che rappresenta una “base praticabile” per le trattative e che un accordo potrebbe essere “finalizzato e concluso” entro le due settimane di tregua.
La giornata che ha preceduto l’intesa è stata caratterizzata da un’escalation di attacchi. Le forze statunitensi e israeliane hanno colpito ponti ferroviari e stradali, un aeroporto e un impianto petrolchimico, oltre a obiettivi sull’isola di Kharg, sede del principale terminal petrolifero iraniano.
In risposta, Teheran ha annunciato che non avrebbe più evitato di colpire le infrastrutture dei Paesi del Golfo e ha dichiarato di aver effettuato nuovi attacchi contro una nave e un grande complesso petrolchimico saudita. Esplosioni sono state segnalate anche a Doha, in Qatar.
Il conflitto, giunto alla sesta settimana, ha causato oltre 5.000 morti in quasi una dozzina di Paesi, tra cui più di 1.600 civili in Iran, secondo fonti governative e organizzazioni per i diritti umani.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto pesanti ripercussioni sui mercati globali, facendo impennare i prezzi del petrolio e aumentando il rischio di una recessione economica.
Sul piano interno, la guerra sta pesando anche sulla politica americana. Con la campagna per le elezioni di metà mandato ormai avviata, i consensi per Trump sono scesi ai livelli più bassi di sempre, mettendo a rischio la maggioranza repubblicana al Congresso.
I sondaggi indicano che una larga maggioranza degli americani è contraria al conflitto e preoccupata per l’aumento del costo della benzina.