CANBERRA - Gli alleati di Sussan Ley hanno alzato il livello della difesa politica della leader liberale, mentre a Canberra crescono le voci su una possibile sfida alla guida del partito.

In un clima definito dagli stessi protagonisti come una “frenesia di speculazioni mediatiche”, i sostenitori di Ley hanno ribadito che non esiste, al momento, alcuna iniziativa formale per metterne in discussione la leadership.

Il portavoce dell’opposizione per l’Immigrazione, il moderato Paul Scarr, ha dichiarato di essere pienamente schierato con Ley, elogiando il modo in cui ha gestito il voto sulle controverse leggi contro i crimini d’odio.

Secondo Scarr, la leader ha dimostrato capacità di navigare questioni complesse, sottolineando che non approvare la normativa avrebbe comportato rischi politici e istituzionali altrettanto seri. Le leggi, approvate dal Parlamento dopo l’attentato terroristico di Bondi del 14 dicembre, consentono di vietare gruppi estremisti e inaspriscono le pene per chi incita all’odio.

Proprio quel voto ha però innescato una frattura profonda nella Coalizione, dove i Nazionali hanno rotto con i Liberali votando contro il provvedimento. La spaccatura ha alimentato le voci su una resa dei conti interna, con il frontbencher Angus Taylor e il deputato Andrew Hastie indicati come possibili pretendenti alla leadership.

Fonti parlamentari parlano di una possibile mozione di sfiducia interna quando il Parlamento tornerà a riunirsi nella prima settimana di febbraio. Scarr ha però precisato di non essere stato contattato da Taylor o Hastie per “contare i numeri” in vista di una sfida, ribadendo che, ad oggi, non esiste alcuna richiesta ufficiale di uno spill.

Intervenendo ad Australia Day a Corowa, Ley ha respinto con decisione l’idea che il suo mandato sia al capolinea, affermando di avere la fiducia del gruppo parlamentare. Taylor, dal canto suo, non ha escluso una candidatura futura, limitandosi a osservare che il partito ha molto lavoro da fare per tornare competitivo.

A rafforzare la linea della continuità è intervenuto anche il deputato liberale Tim Wilson, che ha invitato il partito a evitare “scene isteriche” come quelle viste nei giorni scorsi tra i Nazionali. Secondo Wilson, ciò che l’elettorato chiede è chiarezza e coesione: un messaggio che, almeno per ora, i sostenitori di Ley intendono far prevalere sul rumore di fondo delle manovre interne.