CANBERRA - L’annuncio dello scioglimento dei principali gruppi neonazisti australiani è stato fatto prima ancora che il Parlamento discutesse le nuove leggi contro l’estremismo.

Secondo il governo Albanese, è la prova che la strategia sta già producendo effetti. Secondo l’opposizione, invece, è il segnale di possibili falle normative che permetterebbero di aggirare le regole cambiando nome e struttura.

I disegni di legge, che saranno esaminati la prossima settimana quando il Parlamento tornerà a riunirsi in anticipo sui tempi, introducono un nuovo quadro giuridico per vietare organizzazioni che promuovono odio e violenza pur senza raggiungere la soglia necessaria per essere classificate come terroristiche. Le pene previste sono severe: fino a 15 anni di carcere per organizzatori, sostenitori e reclutatori, e fino a sette anni per i semplici membri.

Josh Burns, deputato laburista di fede ebraica, ha definito “un fatto fondamentalmente positivo” la decisione del National Socialist Network di sciogliersi dopo la presentazione delle bozze legislative. Ma ha anche chiarito che lo Stato non intende abbassare la guardia. “Non mi fido per un secondo delle loro dichiarazioni pubbliche”, ha detto ospite di ABC, sottolineando che individui e reti legate a questi movimenti continueranno a essere sotto osservazione.

Una posizione condivisa anche dal direttore generale di ASIO, Mike Burgess, che davanti a una commissione parlamentare ha ribadito come il linguaggio violento e incendiario possa tradursi in azioni concrete. Burgess ha parlato di un aumento della tolleranza sociale verso la violenza politica e comunitaria, favorita da comportamenti che nel tempo sono diventati accettabili e quindi più diffusi.

Le nuove norme nascono come risposta diretta all’attentato ispirato allo Stato Islamico durante una celebrazione ebraica dell’Hanukkah a Bondi Beach, lo scorso 14 dicembre. L’attentato ha provocato 15 morti e oltre 40 feriti. Il 22 gennaio sarà osservata una giornata nazionale di lutto, con bandiere a mezz’asta in tutto il Paese.

Il ministro degli Interni Tony Burke ha indicato che, oltre ai gruppi neonazisti, anche organizzazioni islamiste estremiste come Hizb-ut Tahrir potrebbero essere incluse nell’elenco delle realtà vietate. Il più numeroso gruppo neonazista australiano ha già annunciato che si scioglierà entro la mezzanotte di domenica per evitare conseguenze penali.

Dall’opposizione arrivano però critiche ferme. Il portavoce per gli Affari Interni Jonno Duniam ha avvertito che l’Australia non può permettere che i responsabili dell’odio “smontino uno striscione per poi riapparire sotto un altro nome”. I Nazionali, con Bridget McKenzie e Matt Canavan, contestano inoltre i tempi ristretti dell’esame parlamentare e accusano il primo ministro Anthony Albanese di strumentalizzare la tragedia, intrecciando il tema dell’estremismo con quello delle armi e dell’immigrazione.

L’inchiesta parlamentare proseguirà con audizioni pubbliche a Canberra, ascoltando rappresentanti delle comunità ebraiche e organizzazioni per i diritti umani. Il rapporto finale è atteso entro venerdì, pochi giorni prima del confronto decisivo in Parlamento.