CANBERRA - I Verdi parlano di violazione del diritto internazionale, mentre governo e opposizione sostengono l’azione per fermare il programma nucleare di Teheran.

Il partito d’opposizione ha definito “illegali” e “vergognosi” gli attacchi statunitensi e israeliani contro la Repubblica islamica dell’Iran, prendendo le distanze sia dal governo Laburista che dalla Coalizione, che hanno espresso sostegno all’operazione.

La leader dei Verdi, Larissa Waters, ha affermato che l’azione militare e la caduta della leadership clericale iraniana hanno “scatenato il caos in Medio Oriente”. Secondo la senatrice, l’appoggio dell’esecutivo guidato da Anthony Albanese all’operazione statunitense – ribattezzata “Operation Epic Fury” – rappresenterebbe una violazione del diritto internazionale.

“Gli attacchi di Trump e Netanyahu hanno aperto una fase di instabilità - ha dichiarato Waters -. Gli australiani non vogliono essere trascinati in un’altra guerra guidata da Stati Uniti e Israele. Non si costruisce la pace bombardando”.

Sulla stessa linea il portavoce dei Verdi per gli Affari esteri, David Shoebridge, secondo cui i raid non sarebbero giustificati. “Nessuno crede seriamente che Donald Trump agisca per i diritti o la vita del popolo iraniano”, ha detto, paragonando la situazione a precedenti conflitti sostenuti dall’Australia in Vietnam, Iraq e Afghanistan. Shoebridge ha accusato il Partito laburista di aver “subappaltato la politica estera a Washington”.

I Verdi hanno inoltre chiesto al governo di escludere qualsiasi coinvolgimento di strutture congiunte USA-Australia, come Pine Gap e North West Cape, nel sostegno operativo agli attacchi.

Albanese ha ribadito la posizione dell’esecutivo, sostenendo l’azione volta a impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare. “Sosteniamo gli Stati Uniti nell’obiettivo di impedire che l’Iran ottenga un’arma nucleare e continui a minacciare la pace internazionale”, ha dichiarato, definendo il regime iraniano privo di legittimità.

Anche il leader dell’opposizione Angus Taylor ha appoggiato i raid, descrivendo il governo teocratico di Teheran come “autoritario e antisemita”, accusato di sostenere gruppi armati nella regione e di fornire armi alla Russia.

La frattura politica interna si inserisce in un contesto già teso, dopo l’espulsione dell’ambasciatore iraniano da Canberra in seguito a rivelazioni su presunti legami con attività terroristiche in Australia. Il dibattito ora si concentra sui limiti dell’impegno australiano e sul rischio di un’escalation regionale dalle conseguenze difficili da prevedere.