SYDNEY - L’intelligenza artificiale è già entrata nella vita quotidiana di molti australiani, ma il suo pieno utilizzo nei luoghi di lavoro resta frenato da dubbi su regole, controllo e sicurezza.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata da Salesforce, che mostra come la maggior parte dei lavoratori stia affinando competenze sull’IA nel tempo libero, mentre attende che le aziende colmino il divario sul piano organizzativo e normativo.

Lo studio, condotto da YouGov su oltre 2.100 professionisti qualificati in Australia e Nuova Zelanda, rivela che l’86 per cento degli intervistati utilizza strumenti di intelligenza artificiale nella vita privata. Il 71 per cento afferma che questa esperienza personale ha aumentato la fiducia nell’uso dell’IA anche in ambito professionale. Tra i settori coinvolti figurano diritto, finanza, marketing, tecnologia, ricerca e consulenza.

Secondo l’indagine, tre lavoratori su quattro hanno già sperimentato “AI agents”, sistemi in grado di svolgere più compiti, e la gran parte di loro si aspetta un impatto positivo dell’IA sul proprio lavoro entro i prossimi due anni. Tuttavia, familiarità non significa fiducia cieca. Kevin Doyle, vicepresidente regionale di Salesforce, spiega che l’uso personale aiuta i dipendenti a comprendere meglio i limiti della tecnologia. “Sperimentare a casa aumenta la sicurezza perché permette di capire quando e perché l’IA sbaglia”.

Il messaggio che emerge è chiaro: i lavoratori sono pronti, ma chiedono più certezze. Quasi la metà degli intervistati vuole maggiore trasparenza e controllo sugli strumenti di IA in ufficio, mentre il 43 per cento invoca regole rigide su sicurezza e privacy. Per molti, spetta alla leadership aziendale definire “guardrail” chiari e immediati.

“Nel 2024 e 2025 c’è stata molta pazienza, ma il 2026 è visto come l’anno in cui l’IA deve fare un salto di qualità ed entrare davvero nei processi di lavoro - ha osservato Doyle -. Quella pazienza sta iniziando a esaurirsi”.

Il contesto istituzionale si sta muovendo. Di recente Microsoft ha firmato un accordo con l’Australian Council of Trade Unions sulla progettazione degli strumenti di IA e sulle regole di utilizzo, mentre il governo ha presentato un National AI Plan per stimolare investimenti e adozione della tecnologia.

L’esperienza di Heidi Verlaan, responsabile marketing per Scape, riflette il quadro emerso. Dopo aver seguito un corso di AI per lavoro, ha iniziato a usare ChatGPT per organizzare il tempo libero e Microsoft Copilot per gestire riunioni e comunicazioni professionali. “C’è molta sovrapposizione tra uso personale e lavoro - ha spiegato -. L’IA è diventata uno strumento di sostegno per attività che prima erano manuali”.

Il potenziale è evidente. Ora, per molti lavoratori, la sfida è trasformare la sperimentazione individuale in un’adozione strutturata, guidata da regole chiare e condivise.