ROMA – Il Consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, ha deciso di indicare domenica 22 e lunedì 23 marzo come date per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Nelle stesse giornate si voterà anche per alcune elezioni suppletive.
La scelta delle date ha però immediatamente acceso lo scontro politico e istituzionale. Durissimo il commento del portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla giustizia, Carlo Guglielmi, che contesta la decisione del governo sui tempi.
“Il governo ha deciso di ignorare la Costituzione, che concede tre mesi per la proposizione del referendum, e la prassi applicativa che ne è conseguita da decenni”, afferma Guglielmi, accusando l’esecutivo di aver “sbeffeggiato, attraverso un suo ministro, oltre 350mila cittadini che in pochi giorni hanno firmato”.
Il riferimento è a una frase pronunciata dal ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti, che aveva paragonato l’ipotesi di un diverso calendario referendario a un’eventualità del tutto astratta e priva di fondamento, “come se mio nonno fosse un treno”.
Secondo il comitato promotore, la scelta delle date non rispetterebbe il quadro costituzionale e rappresenterebbe un vulnus alla partecipazione popolare. “Dato che purtroppo nel governo non c’è cultura istituzionale, ce ne dovremo fare carico noi”, prosegue Guglielmi, annunciando che già domani il comitato informerà il presidente della Repubblica e i promotori parlamentari “delle nostre iniziative a tutela della legalità repubblicana in tutte le sedi giudiziarie che la Costituzione prevede”.