MELBOURNE – Più di 16mila chilometri separano Melbourne da Prato. Eppure, da venticinque anni, migliaia di studenti australiani attraversano quella distanza per ritrovarsi nel cuore della Toscana, dove un’esperienza universitaria si trasforma in qualcosa di molto più profondo.

È questo legame, accademico ma soprattutto umano, che la Monash University ha celebrato al Melbourne Museum in occasione del 25esimo anniversario del campus di Prato.

Nella cornice della mostra ROME: Empire, Power and People, la serata ha riunito istituzioni italiane e australiane, rappresentanti della comunità italo-australiana, partner dell’università ed alumni. Tra gli ospiti, l’Ambasciatore d’Italia in Australia Nicola Lener, la Console Generale d’Italia a Melbourne Chiara Mauri e il sindaco di Prato Matteo Biffoni, arrivato per l’occasione.

Inaugurato nel 2001 nello storico Palazzo Vaj, il campus nasce dalla visione del professore emerito Bill Kent ed è diventato, negli anni, la porta dell’ateneo verso l’Europa. Più di 9.600 studenti vi hanno studiato e oggi sono oltre 600 quelli che ogni anno vivono l’esperienza pratese.

Tra i primi c’è stata Sharon Pickering, oggi Vice-Chancellor e Presidente della Monash University, che nel 2004 ha accompagnato un gruppo di 47 studenti a Prato dove ha poi anche insegnato.

Nel suo intervento ha descritto il campus come un “presidio sul territorio”, dunque non semplicemente una sede all’estero, ma un’istituzione capace di mettere radici e diventare parte del tessuto cittadino.

E, per capire quanto quelle radici siano diventate profonde, bisogna uscire dalle aule di Palazzo Vaj. “I ragazzi australiani che arrivano a Prato sono quasi presi in carico da tutti i residenti del centro storico, dai commercianti, dai bar, dai ristoranti e dalle pizzerie”, ha raccontato il sindaco Biffoni. Riconoscerli, aggiunge sorridendo, non è difficile: “A febbraio sono già in maglietta”.

Dietro la battuta c’è una delle caratteristiche che hanno segnato questi venticinque anni. A Prato gli studenti non rimangono spettatori della vita italiana, per qualche mese ne diventano parte. Frequentano il centro, entrano nelle scuole e nelle imprese, imparano la lingua e costruiscono relazioni con i residenti.

“Sono parte della città e possono fare un’esperienza di vita italiana assolutamente fantastica”, ha assicurato il sindaco. Pickering ha richiamato la stessa dimensione parlando di studenti che, vivendo nel cuore della Toscana, devono ordinare il proprio caffè in italiano e creare rapporti con la comunità.

È lì, nella quotidianità, che l’esperienza smette di essere quella di un turista. Lo descrive bene anche il percorso di Isabella Peppard Clark, ex studentessa e oggi architetta ed educatrice impegnata nella progettazione sostenibile.

Arrivata a Prato nel 2016 grazie a una borsa di studio, ha partecipato a un progetto documentario sulla città. Affascinata dalla sua storia tessile, ha visitato il Museo del Tessuto e approfondito il rapporto tra industria, identità e comunità.

Una volta tornata a Melbourne, ha portato con sé quell’esperienza e, per il progetto finale della sua laurea, proposto la trasformazione di una parte di Footscray in uno studio tessile comunitario ispirato proprio a quanto aveva osservato a Prato. Un ponte che, dunque, funziona in entrambe le direzioni.

È su questa dimensione che si è soffermato anche l’ambasciatore Nicola Lener, partendo dalle due parole scelte come motto della Monash: Ancora imparo.

Dietro agli oltre 9.600 studenti passati da Palazzo Vaj, ha osservato Lener, ci sono migliaia di storie individuali di giovani che hanno scoperto un nuovo Paese, una nuova lingua e la cultura europea, confrontandosi allo stesso tempo con sfide globali che vanno dalla sostenibilità ai diritti umani.

Monash Prato, ha proseguito l’Ambasciatore, è così diventata “molto più di un campus all’estero”, una piattaforma di dialogo e scambio di conoscenze e un’espressione concreta di un rapporto tra Italia e Australia costruito sull’amicizia, ma anche sulla ricerca e sull’innovazione. Se la serata ha celebrato il passato, l’attenzione è però già rivolta al futuro.

In occasione dell’anniversario è stato firmato un nuovo protocollo d’intesa tra il Comune di Prato e la Monash University. La collaborazione si estenderà a resilienza urbana, sostenibilità, innovazione e progettazione degli spazi pubblici, con attenzione all’equità di genere e all’inclusione sociale.

Prato, con la sua storia industriale e la capacità di reinventarsi, vuole diventare sempre più un laboratorio dove la ricerca della Monash University possa trovare applicazione concreta.

Persino le profonde differenze tra le due città diventano così un punto di forza. Alla sua prima visita a Melbourne, Biffoni l’ha descritta come una città “straordinariamente razionale, organizzata”, molto diversa dai centri italiani cresciuti nei secoli. È proprio quello sguardo differente, secondo il sindaco, a poter generare nuove idee.

Dopo venticinque anni, Monash Prato è quindi molto più di una presenza australiana in Toscana, è diventata un luogo in cui due comunità continuano a conoscersi, influenzarsi e costruire insieme. “Siamo stati fortunati che ci abbiano scelto”, dice Biffoni che, scherzando, aggiunge: “Ora non li facciamo andare via neanche a cannonate”.

Una battuta che racchiude forse meglio di qualsiasi formula istituzionale il senso di questi primi venticinque anni: migliaia di australiani che hanno trovato una seconda casa a Prato e una città toscana che, dall’altra parte del mondo, ha trovato un pezzo della propria comunità.