CANBERRA - Il commissario della National Anti-Corruption Commission (NACC), Paul Brereton, è ora ufficialmente sotto indagine per possibili condotte scorrette e cattiva amministrazione, in seguito a segnalazioni sui suoi legami professionali con il Dipartimento della Difesa.
A confermarlo è stata l’ispettore della commissione, Gail Furness, in una lettera datata 6 febbraio e inviata al comitato parlamentare che vigila sull’operato dell’ente.
“Dopo aver richiesto e ricevuto materiale dalla NACC, ho deciso che le informazioni ottenute giustificano l’avvio di un’indagine per amministrazione negligente dell’agenzia o per condotta non conforme di un funzionario”, ha scritto Furness. La decisione segna un passaggio rilevante in una vicenda che da mesi solleva interrogativi sull’indipendenza e sulla trasparenza della massima autorità anticorruzione del Paese.
Brereton è stato criticato per non aver inizialmente dichiarato di continuare a collaborare, seppur in forma occasionale, con l’Inspector General of the Australian Defence Force (IGADF) dopo la sua nomina a commissario della NACC. Il maggiore generale in pensione ha ammesso di aver fornito consulenze all’IGADF circa 22 volte dal 2023, dato emerso dopo l’ultima audizione parlamentare tenuta a dicembre.
Il nodo centrale riguarda la natura e l’opportunità di questi contatti. Brereton ha sostenuto di aver offerto “assistenza molto modesta e informale”, senza compenso, su un ambito in cui possiede competenze riconosciute. In particolare, ha fatto riferimento al suo ruolo nell’inchiesta sui presunti crimini di guerra commessi da forze australiane in Afghanistan, che aveva portato alla scoperta di prove credibili sull’uccisione di 39 civili afghani tra il 2005 e il 2016.
Secondo Brereton, l’intenzione di continuare a fornire consulenza all’IGADF era stata comunicata all’allora procuratore generale al momento della sua nomina. Nonostante ciò, la mancata trasparenza iniziale ha alimentato critiche pubbliche e politiche, spingendolo successivamente a ricusarsi da tutte le segnalazioni alla NACC che riguardano il Dipartimento della Difesa, per evitare anche solo l’apparenza di un conflitto di interessi.
La pressione è aumentata a metà dicembre, quando Furness ha rivelato di aver ricevuto quasi 90 denunce relative ai potenziali conflitti di interesse di Brereton dal primo luglio, data di inizio dell’attuale periodo di rendicontazione. All’epoca, l’ispettore aveva spiegato di aver chiesto ulteriori informazioni prima di decidere se aprire un’indagine formale.
Quel passaggio è ora avvenuto. L’inchiesta non implica automaticamente una colpa, ma pone sotto esame il comportamento del vertice dell’organismo incaricato di garantire l’integrità della pubblica amministrazione.
In gioco non c’è solo la posizione personale di Brereton, ma la credibilità stessa della NACC in un momento in cui la fiducia nelle istituzioni resta un tema sensibile.