ROMA - Il Partito Democratico archivia l’ipotesi di elezioni anticipate e si prepara a una maratona politica. La segreteria convocata da Elly Schlein ha preso atto che l’informativa di Giorgia Meloni non conteneva alcun annuncio di rilievo né una vera volontà di rilancio, e la convinzione comune, ormai, è che non si voterà prima del 2027. 

Questo quadro ha conseguenze dirette sui tempi della coalizione progressista, e il tavolo di programma richiesto da Avs e accolto dalla leader dem non verrà aperto prima di settembre, anche perché il Movimento 5 Stelle chiede tempi più lunghi per il proprio percorso di ascolto interno. Quanto alle primarie, se ne parlerà solo “qualche mese prima delle elezioni”, assicura un dirigente democratico. 

Secondo quanto emerso nella riunione, per Schlein restano sul tavolo il modello del centrodestra, con il capo della coalizione che coincide con il leader del partito più votato, oppure le primarie, ma in ambito dem si osserva che Giuseppe Conte “non rinuncerà mai ai gazebo”. 

Le parole della vicepresidente del M5s Vittoria Baldino sembrano confermare questa linea: “La sveglia del referendum riguarda anche noi. I giovani ci hanno detto che vogliono partecipare”. E sulle primarie ha aggiunto che “sono uno strumento di partecipazione democratica che chiama gli elettori del fronte progressista a scegliere il candidato migliore ma anche un passaggio di unità”. 

Matteo Renzi, grande sostenitore delle primarie, ha già dichiarato che in un eventuale ballottaggio tra la segretaria dem e Conte voterebbe per lei, ma insiste perché alle primarie si candidi anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, che ha prima lasciato uno spiraglio - “di fronte a una richiesta condivisa di tutta la coalizione non posso dire che non la prenderei in considerazione” - per poi chiarire di voler onorare il mandato a Genova. Tuttavia, più di un parlamentare dem ritiene difficile che possa resistere al pressing di Renzi. 

Intanto, nella riunione di segreteria Schlein ha sottolineato la necessità di non disperdere i milioni di elettori che hanno votato ‘no’ al referendum, un bacino che non aveva votato per nessun partito né alle politiche del 2022 né alle europee del 2024. Un patrimonio di consensi contro il centrodestra e a difesa della Costituzione che, secondo la leader dem, non va sprecato.