CANBERRA - Il possibile cessate il fuoco nel Golfo non basta a rassicurare i mercati energetici, con i prezzi del carburante destinati a restare elevati ancora per mesi.

La tregua, pensata per riaprire lo Stretto, mostra già segnali di fragilità dopo i nuovi attacchi israeliani in Libano, che mettono in dubbio la tenuta dell’accordo.

L’intesa prevede la sospensione delle operazioni militari americane per due settimane in cambio del ripristino del traffico marittimo nello stretto, da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale prima del conflitto. Tuttavia, divergenze tra Iran, Stati Uniti e Israele sull’estensione geografica della tregua complicano il quadro.

Il ministro degli Esteri Penny Wong ha invitato alla cautela, sottolineando che la situazione resta incerta. “Sappiamo che la tregua è fragile e che il percorso negoziale è ancora lungo”, ha dichiarato, evidenziando come l’impatto si rifletta già sui costi per i consumatori.

Nonostante una reazione iniziale dei mercati, con il Brent sceso di circa il 13 per cento fino a quota 95 dollari al barile, gli effetti sui prezzi alla pompa non saranno immediati. Il sistema di approvvigionamento globale continua infatti a risentire delle interruzioni accumulate nelle settimane precedenti.

Secondo l’Australian Institute of Petroleum, anche in caso di stabilizzazione, servirà tempo prima che i benefici si trasferiscano lungo la filiera. Le compagnie devono smaltire le scorte acquistate a prezzi più alti, prima di poter riflettere eventuali ribassi.

Una dinamica confermata anche dagli analisti della catena di distribuzione. Il carburante raffinato a partire da petrolio più costoso continuerà a circolare per settimane, mantenendo i prezzi elevati nel breve periodo. Solo progressivamente, con l’ingresso di forniture più economiche, si potrà osservare un calo.

Le associazioni dei consumatori chiedono attenzione. NRMA ha indicato che terrà sotto osservazione il trasferimento dei ribassi all’utente finale, dopo un periodo in cui i prezzi hanno raggiunto livelli record per oltre un mese.

Sul piano politico, il governo si muove per rafforzare la sicurezza energetica. Dopo un colloquio con il sultano del Brunei, il primo ministro Anthony Albanese è atteso a Singapore per discutere nuove intese sulle forniture.

L’opposizione ha intanto proposto la creazione di un database pubblico sulle riserve nazionali di carburante, nel tentativo di aumentare la trasparenza.

Il quadro resta quindi instabile: anche con una tregua, il sistema energetico globale richiede tempo per assorbire gli shock, lasciando i consumatori esposti a prezzi elevati nel breve termine.