Nel corso della torrida giornata dell’Australia Day, mentre nel cuore di Melbourne si fronteggiano i consueti gruppi di protesta, ci lasciamo alle spalle l’incrocio infuocato di Flinders Street e Swanston Street. Cartelloni, slogan, animi accesi dal caldo e dalle ideologie. Nessuna bandiera, molta tensione.
Noi invece prendiamo un’altra direzione. Ci spostiamo verso sud, nel più quieto sobborgo costiero di Brighton, lungo la strada che conduce alla raffinata Mornington Peninsula. Qui, lontano dal frastuono della città, ci attende una scena completamente diversa.
Immersa in un ampio e curatissimo giardino sorge una splendida residenza dei primi anni del Novecento: la casa del dottor Vito (Vic) Paul Buccheri. Una dimora elegante, circondata da alberi secolari che offrono ombra generosa, completa di una torretta panoramica dalla quale, con un buon binocolo, si può scorgere il mare. Sul tetto, una bandiera australiana sventola a tratti, mossa da leggere raffiche di brezza marina.
Nel giardino si sono riunite circa 120 persone: familiari, amici, colleghi e conoscenti di ogni età. Tutti convocati da una notizia importante. Il dottor Vic Buccheri, residente a Brighton, è stato insignito della Medaglia dell’Ordine d’Australia, OAM. Con lui, la moglie Robyn brinda alla “gran bella notizia”, condividendo con gli ospiti un riconoscimento che premia una vita spesa al servizio della medicina e della comunità.
Poi arriva il momento formale. Al microfono prende la parola Carolyn Douglas, ex giudice della County Court of Victoria e amica di lunga data della famiglia Buccheri. È lei a ripercorrere con affetto e precisione la lunga storia personale e professionale di Buccheri. Vic nasce il 24 gennaio 1943 a Buccheri, antico borgo siciliano in provincia di Siracusa.
Douglas sottolinea come Vic, anche in età matura, continui a distinguersi per un’energia fuori dal comune e per una dedizione instancabile verso chi ha bisogno.
Una dedizione che non nasce dalla ricerca di visibilità o prestigio, ma da valori profondi, radicati nella famiglia.
“Vic non è un politico né un avvocato – spiega Douglas – ma è ciò che è grazie ai valori morali che i suoi genitori hanno saputo instillargli fin da bambino. Valori che lui ha trasformato in una vocazione: quando si è medici, lo si è per sempre.”
Da molti anni Vic è attivamente coinvolto in importanti organizzazioni comunitarie, svolgendo un ruolo costante e spesso silenzioso a favore della collettività. È stato componente del Board of Directors del Co.As.It. ed è tuttora socio della Società Dante Alighieri e dell’Istituto Italiano di Cultura. Ma soprattutto, da parecchi decenni, ha offerto tempo, energie e competenze al club del cuore: il Monte Lauro (Buccheri) Social Club, registrato ufficialmente nel 1972 a Moonee Ponds e divenuto nel tempo un solido punto di riferimento per intere generazioni di emigrati provenienti non solo da Buccheri.
Douglas ricorda inoltre le numerose iniziative caritatevoli sostenute da Vic in Australia e nei Paesi del Sud-Est asiatico. Fondi raccolti con costanza nel corso di oltre mezzo secolo hanno contribuito a migliorare condizioni di vita difficili, offrendo assistenza concreta là dove ce n’era più bisogno. Nel 2007 questo lungo percorso viene riconosciuto anche dallo Stato italiano: il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli conferisce il titolo di Cavaliere dell’Ordine di Merito della Repubblica Italiana per il servizio reso nel campo medico e sociale a favore della comunità italiana. La storia di Vic è anche quella di un’intera generazione di emigrati del dopoguerra. Il padre Giuseppe, dopo un periodo di lavoro in Argentina negli anni d’oro di Buenos Aires, arriva in Australia nel novembre del 1953.
Nel gennaio del 1955 viene raggiunto dalla moglie Vittoria e dai figli Francesca e Vito. Qualche anno dopo nasce Maria.
Vic frequenta inizialmente una scuola nella zona nord di Melbourne, poi viene ammesso al Christian Brothers College di Prahran, dove riceve un sostegno decisivo nello studio della lingua inglese. Nel 1968 si laurea in Medicina e Scienze alla Monash University. Nei mesi precedenti al completamento degli studi svolge un periodo di tirocinio a Swan Hill, in una zona rurale ricca di coltivazioni frutticole, assistendo numerosi pazienti, molti dei quali di origine italiana.
È proprio in quel periodo che la sua vita personale prende una svolta decisiva. Negli anni scolastici 1967-68, nella cittadina rurale di Tooleybuc, la giovane Robyn Campbell frequenta la Central School locale. Studentessa brillante, ottiene una borsa di studio che le consente di proseguire gli studi negli Stati Uniti, nell’area dell’Upstate New York, a Westfield, sulle rive del Lago Erie. A raccontare come le loro strade si siano incrociate è la stessa Robyn. “Ero appena rientrata in Australia – ricorda – quando mia sorella 15enne morì a causa di una grave cardiopatia congenita. Mio padre si ammalò e venne chiamato il medico di famiglia. Con lui arrivò anche un giovane che stava per laurearsi in Medicina e Chirurgia: Vic Buccheri, che allora lavorava sotto la sua supervisione. Fu in quell’occasione che ci incontrammo per la prima volta”.
Dopo quell’incontro, i due si rividero a Melbourne. “Come nei film romantici – sorride Robyn – da cosa nasce cosa. E così eccoci qui: sposati, genitori di cinque figli, nonni di 12 nipoti, e residenti in questa casa da quarant’anni”.
Nel febbraio del 1971 Vic apre il suo ambulatorio medico sulla trafficata Pascoe Vale Road, a Moonee Ponds. Per 22 anni lavora da solo, assistendo una popolazione composta in larga parte da immigrati italiani. Le consultazioni avvengono in inglese, italiano e spesso nei dialetti regionali.
Per molti pazienti Vic non è soltanto un medico, ma anche un interprete, un consigliere, una guida nel complesso labirinto burocratico di un Paese nuovo.
Oggi, dopo oltre quarant’anni di professione, il dottor Vic Buccheri continua a esercitare la medicina generale con lo stesso spirito di servizio che ha segnato tutta la sua vita. Ed è forse questo, più di qualsiasi titolo o onorificenza, il riconoscimento che conta davvero.