BUENOS AIRES – La decisione del governo di Javier Milei di dichiarare l’Emergenza Ignea in Patagonia attraverso un Decreto di Necessità e Urgenza (DNU) ha aperto una nuova fase nella risposta ufficiale agli incendi boschivi che colpiscono il sud del paese.  

Tuttavia, le organizzazioni ambientaliste avvertono che la gravità della situazione va oltre l’evento contingente e risponde a problemi strutturali non affrontati dallo Stato. 

Mentre l’Esecutivo ha abilitato la reasignazione di stanziamenti di bilancio e il rafforzamento delle risorse per il contrasto degli incendi, entità come OPSur, la Fondazione Ambiente e Risorse Naturali (FARN) e Abogados Ambientalistas hanno diffuso un comunicato congiunto in cui criticano l’inazione statale in termini di mitigazione e prevenzione, anche prima dell’inizio della stagione critica. 

Secondo il documento, l’attuale scenario è il risultato di una combinazione di fattori territoriali e politici. Tra questi, le organizzazioni segnalano l’espansione incontrollata di piantagioni forestali con specie esotiche invasive — in particolare pini — “profondamente adattate a regimi di incendi più intensi”, insieme alla cattiva gestione e alla mancanza di regolamentazione di tali piantagioni, che aumentano il rischio sia per la popolazione che per gli ecosistemi nativi. 

Inoltre, le organizzazioni avvertono che la crescita demografica senza pianificazione urbana, la disinformazione nelle zone di interfaccia urbano-forestale e i ripetuti tentativi di modificare la legislazione sull’uso del suolo — spesso associati a interessi immobiliari — finiscono per creare le condizioni per aggravare gli effetti devastanti del fuoco. 

Il comunicato riporta anche dati che mostrano una tendenza in crescita degli incendi boschivi nella regione. Durante l’ultima stagione, la superficie dei boschi colpiti in Patagonia si quadruppò: passando da 7.747 ettari tra ottobre 2023 e marzo 2024 a 31.722 ettari tra ottobre 2024 e marzo 2025. Ricercatori del CONICET avvertono che, se questa tendenza dovesse continuare, la superficie colpita potrebbe moltiplicarsi per sei entro la fine del XXI secolo. 

Per le organizzazioni firmatarie, questo panorama è aggravato da un sottofinanziamento costante del Servicio Nacional de Manejo del Fuego (SNMF), l’agenzia responsabile non solo del combattimento degli incendi ma anche delle attività chiave di prevenzione.  

Secondo la rilevazione presentata, nel 2024 il Governo ha eseguito solo il 22% del budget assegnato al SNMF, nonostante fosse stato l’anno con il maggior numero di focolai in almeno otto anni. 

La stessa sottoesecuzione si è ripetuta nel 2025, quando l’agenzia ha lasciato inutilizzato il 25% delle risorse disponibili, equivalenti a quasi 20 miliardi di pesos che avrebbero potuto essere destinati a infrastrutture, attrezzature, formazione e miglioramenti nelle condizioni di lavoro dei brigadisti. 

Il futuro non appare rassicurante. Secondo la Legge di Bilancio 2026, il Servizio Nazionale di Gestione del Fuoco disporrà di 20.131 milioni di pesos, con un calo reale del 69% rispetto al 2023 e del 78,5% rispetto al 2025. A ciò si aggiunge una diminuzione significativa negli obiettivi operativi: le ore di volo previste passeranno dalle 5.100 del 2023 — di cui furono eseguite solo 3.058 — a 3.100 proiettate per il 2026. 

Parallelamente, il Governo nazionale ha previsto rinforzi di bilancio per i vigili del fuoco volontari e ha inviato fondi straordinari alle province come quella di Chubut.  

Nonostante ciò, secondo il fronte socio-ambientale, l’emergenza non può limitarsi a una risposta reattiva, ma richiede una politica integrale che riveda il modello forestale, la pianificazione territoriale e un finanziamento sostenuto degli organismi tecnici. 

In questo contesto, l’Emergenza Ignea decretata dall’Esecutivo appare, per le organizzazioni, una misura necessaria ma insufficiente se non accompagnata da cambiamenti strutturali che permettano di ridurre il rischio di incendi in una regione sempre più vulnerabile agli impatti del cambiamento climatico.