Il mal di testa, o ‘cefalalgia’ se vogliamo usare un termine medico, è uno di quei disturbi che quasi tutti, a un certo punto della vita, sperimentano. È talmente diffuso che potremmo considerarlo un evento quasi banale, eppure non per questo va sottovalutato. Cerchiamo di scoprire assieme cosa significa avere un mal di testa comune, quali tipologie ci sono, cosa lo scatena, cosa fare e quando invece è il caso di preoccuparsi.

Cos’è?

Un mal di testa si manifesta come un dolore o una sensazione di pressione/fastidio nella zona della testa o del volto. La definizione più ampia include varie tipologie o ‘cefalalgie’. Le cefalee si dividono in primarie e secondarie. Le cefalee primarie sono quelle in cui il mal di testa è esso stesso il disturbo, non la conseguenza di un’altra malattia. Le cefalee secondarie sono quelle che sono sintomo di un’altra condizione (es. infezioni, tumori, emorragie intracraniche). Nella maggior parte dei casi, il mal di testa rientra nella categoria delle cefalee primarie: non grave, ma comunque fastidioso e potenzialmente debilitante.

Quali sono le tipologie più comuni?

Quando parliamo genericamente di mal di testa comune, quasi sempre ci riferiamo a due tipi principali: la cefalea di tipo tensivo, o cefalea tensiva, la più frequente, e l’emicrania, più debilitante, con sintomi aggiuntivi. La cefalea tensiva si presenta con un dolore lieve-moderato, spesso come ‘pressione’ o ‘fascia’ intorno alla testa. I muscoli del collo/spalle sono spesso tesi. Può durare da mezz’ora ad alcuni giorni. Non è generalmente accompagnata da vomito, né da una forte sensibilità a luce o suoni, quelle caratteristiche più tipiche dell’emicrania, che invece si presenta come un dolore più forte, spesso pulsante, su un lato della testa; molte volte accompagnata da nausea, sensibilità alla luce o al suono, peggiora con l’attività fisica. Qui però ci concentriamo soprattutto sulla cefalea di tipo tensivo, dato che è la forma più comune.

Perché viene?

Le cause non sempre sono chiare al 100%, ma la ricerca ha identificato diversi fattori che concorrono all’insorgenza di una cefalea comune. Nel caso delle cefalee tensive si ritiene che la contrazione o l’attività continua dei muscoli del collo, delle spalle e del cuoio capelluto possa ‘innescare’ dolore. Inoltre, la sensibilizzazione del sistema nervoso al dolore, vale a dire che i recettori del dolore diventano più ‘attivi’ o sensibili, può avere un ruolo importante. Molti fattori ‘trigger’ (scatenanti) sono stati identificati: stress emotivo o fisico; mancanza di sonno o cambiamenti nel ritmo sonno/veglia; digiuno/salto dei pasti; cattiva postura o sforzo del collo/spalle (ad esempio a computer per molto tempo); disidratazione; consumo o astinenza da caffeina; alcool, tabacco, certi cibi. In sintesi: non esiste quasi mai un’unica ‘causa’ del mal di testa. Di solito è l’insieme di fattori (stile di vita, predisposizione, stress) che fa scattare l’attacco.

Quali sono i sintomi tipici?

Ecco cosa viene comunemente descritto quando si parla di cefalea di tipo tensivo: dolore o fastidio che può essere percepito come ‘pressione’, ‘costrittivo’, ‘a fascia’ intorno alla testa. Il dolore può essere bilaterale (cioè su entrambe le parti della testa) più che unilaterale. I muscoli del collo, delle spalle e del cuoio capelluto spesso sono tesi o dolenti. Diversamente dalle emicranie, non è quasi mai aggravata dall’attività fisica, né porta necessariamente a vomito o forte sensibilità alla luce o ai suoni, se accade qualcosa di questo tipo, è utile valutare altre forme di cefalea. Gli attacchi possono durare da mezz’ora fino a giorni, e nelle forme croniche eventi frequenti (più di 15 giorni al mese) possono indicare una cefalea tensiva cronica.

Cosa fare quando viene?

Ecco un ‘vademecum’ pratico per agire prontamente e limitare il disagio. In primo luogo è importante intervenire presto: se si aspetta troppo, il malessere può consolidarsi. Alcune strategie consistono nell’interrompere ciò che si sta facendo, se possibile; ridurre stimoli luminosi o sonori; applicare una compressa calda o fredda al collo o alla testa, alcune persone ne traggono sollievo; bere un po’ d’acqua: se si è disidratati, questo può aiutare; evitare di assumere troppi analgesici da banco perché può esserci l’effetto ‘rebound’ (mal di testa da eccesso di farmaci). Dal punto di vista farmacologico, per cefalea tensiva episodica si possono utilizzare analgesici da banco (paracetamolo o FANS come ibuprofene/naprossene) rispettando le indicazioni. Quando le cefalee diventano frequenti o croniche, allora può essere necessario l’intervento medico: trattamenti preventivi, terapia fisica, tecniche di rilassamento, controllo posturale, o farmaci specifici. Anche i cambiamenti nello stile di vita sono importanti: mantenere una buona postura, fare pause regolari se si lavora al computer, dormire bene e con regolarità, mangiare regolarmente, idratarsi, gestire lo stress.

Quando preoccuparsi?

Pur trattandosi spesso di una condizione benigna, è fondamentale riconoscere i segnali che richiedono un medico. Alcuni ‘campanelli d’allarme’ sono: un mal di testa che insorge all’improvviso in modo molto acuto (‘come un tuono’); un cambiamento nel pattern abituale: frequenza, intensità, localizzazione diversa rispetto al solito; presenza di sintomi neurologici associati: debolezza, difficoltà a parlare, vista offuscata, perdita di coscienza; un mal di testa dopo un trauma cranico; febbre elevata con rigidità del collo o sintomi d’infezione cerebrale. In questi casi è meglio rivolgersi prontamente a un medico o, se grave, al pronto soccorso.

Suggerimenti pratici

Affrontare la cefalea di tipo tensivo significa imparare a convivere con il disturbo, e, idealmente, limitarne la comparsa. Tenere un diario del mal di testa può essere molto utile: annotare quando insorge, quanto dura, cosa si stava facendo, eventuali alimenti o eventi stressanti. Questo può aiutare a identificare i trigger personali. Integrare pause regolari durante la giornata, specialmente in contesti di lavoro sedentario o al monitor, può fare la differenza. Fare stretching alle spalle/collo, migliorare l’ergonomia della scrivania, evitare posture incurvate. Costruire momenti di rilassamento, meditazione o semplici esercizi di respirazione può contrastare l’azione dello stress come fattore scatenante. Infine, essere coerenti nel comportamento: se si salta sistematicamente il sonno, i pasti, o si rimane disidratati, è più probabile che la cefalea si manifesti.  ll mal di testa comune, soprattutto nella forma di cefalea tensiva, è un disturbo molto diffuso, spesso non pericoloso, ma certamente fastidioso. Conoscere le cause, i trigger, i trattamenti e i segnali d’allarme fa la differenza: può aiutarci a riconoscerlo, gestirlo meglio e, in alcuni casi, prevenirlo. Se però gli attacchi diventano frequenti, cambiano carattere o si accompagnano a sintomi insoliti, non ignorarli: bisogna parlarne con il proprio medico.