RABAT - Il re del Marocco Mohammed VI è diventato l’ultimo capo di Stato ad accettare l’invito del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a entrare nel cosiddetto “Board of Peace”, l’organismo promosso da Washington per favorire stabilità e ricostruzione in Medio Oriente.
Restano invece in sospeso le decisioni di altri leader chiave, a partire dal presidente russo Vladimir Putin.
Secondo una nota diffusa ieri (ora locale) dal ministero degli Esteri marocchino e rilanciata dall’agenzia statale Maghreb Arab Presse, il sovrano ha “gentilmente accettato” di diventare membro fondatore del consiglio. Mohammed VI avrebbe espresso apprezzamento per “l’impegno e la visione di Donald Trump nel promuovere la pace”, confermando che il Marocco ratificherà lo statuto istitutivo dell’organismo.
Il Board of Peace, guidato dagli Stati Uniti, punta ufficialmente a contribuire a una “pace duratura, stabilità, ricostruzione e prosperità” nella regione. Nato inizialmente con l’obiettivo di supervisionare la ricostruzione di Gaza, il suo mandato appare però più ampio: lo statuto, visionato da AFP e Reuters, non limita l’azione del consiglio ai Territori palestinesi.
Il documento prevede che i Paesi rappresentati dal proprio capo di Stato o di governo possano sedere nel consiglio per almeno tre anni, o più a lungo se versano oltre un miliardo di dollari entro il primo anno. Un’impostazione che ha sollevato interrogativi diplomatici e politici in diverse capitali.
Tra i leader invitati figura Vladimir Putin, impegnato da quasi quattro anni nella guerra in Ucraina. Mosca non ha ancora sciolto le riserve. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia sta cercando di “chiarire tutte le sfumature” della proposta con Washington, senza indicare se il presidente russo sia propenso ad accettare.
Inviti analoghi sono arrivati anche al primo ministro australiano Anthony Albanese, a quello canadese Mark Carney e al presidente francese Emmanuel Macron. Albanese ha detto di non aver ancora avuto il tempo di valutare seriamente l’offerta. Da Parigi, invece, una fonte vicina all’Eliseo ha fatto sapere che Macron “non intende rispondere favorevolmente”, ritenendo che l’iniziativa vada oltre Gaza e sollevi dubbi sul rispetto del ruolo centrale delle Nazioni Unite.
Francia e Russia, entrambe membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, hanno ribadito la centralità del sistema multilaterale. Il ministero degli Esteri francese ha sottolineato che l’Onu resta “la pietra angolare” della cooperazione internazionale.
Nel frattempo, la Casa Bianca ha reso noti i nomi dei principali esponenti chiamati a lavorare con il nuovo consiglio: tra questi il segretario di Stato Marco Rubio, l’inviato speciale Steve Witkoff, l’ex premier britannico Tony Blair e Jared Kushner, genero di Trump. Una composizione che conferma l’ambizione globale dell’iniziativa, ma anche le profonde divisioni che la circondano.