BRUXELLES - L’impiego da parte della Russia del missile balistico ipersonico Oreshnik nel conflitto in Ucraina ha introdotto un nuovo elemento di pressione militare e politica nei confronti della NATO.
L’arma è stata utilizzata nei giorni scorsi contro obiettivi nell’area di Leopoli, nell’Ucraina occidentale, non lontano dal confine con la Polonia, Paese membro dell’Alleanza atlantica. È solo la seconda volta che Mosca ricorre a questo sistema dall’inizio della guerra, ma il segnale inviato ai partner di Kiev è apparso chiaro.
Secondo le autorità ucraine, il missile è stato lanciato con testate inerti, prive di esplosivo. Ciò nonostante, la sua velocità – stimata attorno ai 13mila chilometri orari – e la massa delle testate lo rendono comunque in grado di provocare danni rilevanti. Il presidente russo Vladimir Putin ha più volte sostenuto che l’Oreshnik, se impiegato con carichi convenzionali multipli, potrebbe produrre effetti paragonabili a quelli di un attacco nucleare tattico.
Dal punto di vista tecnico, l’Oreshnik è un missile balistico a raggio intermedio che attraversa la stratosfera prima di scendere verso il bersaglio con una traiettoria ripida. Può trasportare più testate, capaci di colpire obiettivi diversi quasi simultaneamente. Questa combinazione di velocità, manovrabilità e capacità di dispersione rende l’intercettazione estremamente complessa per i sistemi di difesa aerea occidentali attualmente in servizio, compresi quelli di fabbricazione statunitense dispiegati in Ucraina.
L’attacco ha spinto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a riunirsi d’urgenza. Gli Stati Uniti hanno parlato di un’escalation pericolosa e difficile da giustificare, mentre diversi Paesi europei hanno interpretato l’uso del missile come un tentativo di intimidazione diretto non solo a Kiev, ma anche ai suoi alleati. Il fatto che l’Oreshnik abbia un raggio stimato di oltre 5mila chilometri, sufficiente a coprire gran parte dell’Europa, rafforza questa lettura.
Mosca sostiene che il lancio sia stato una risposta ad azioni ostili ucraine, ma per molti osservatori l’obiettivo principale resta politico. L’arma viene vista come uno strumento di pressione psicologica, pensato per alimentare dubbi e timori sulla capacità dell’Occidente di reagire.
In questo senso, l’Oreshnik apre un nuovo dilemma per la NATO: come rispondere a una minaccia che, pur non essendo stata usata finora con testate nucleari, riduce sensibilmente i margini di difesa e aumenta il rischio di calcolo errato in un conflitto già altamente instabile.