MELBOURNE - Le dimissioni di Angus Taylor dal gabinetto di opposizione di Sussan Ley chiudono settimane di speculazioni sul suo futuro politico e riaprono il confronto interno alla leadership del Partito liberale.
Figura centrale dell’area conservatrice, economista di formazione e imprenditore di lungo corso, Taylor è stato negli ultimi anni uno dei protagonisti della politica federale australiana.
Cresciuto nel sud del New South Wales, Taylor ha studiato legge ed economia all’Università di Sydney, prima di ottenere una prestigiosa borsa di studio Rhodes a Oxford.
Un percorso accademico d’élite che lo ha proiettato nel mondo della consulenza internazionale: nel 1994 è entrato in McKinsey insieme al fratello, diventando partner nel 1999. Parallelamente ha sviluppato attività imprenditoriali nel settore agricolo e dell’irrigazione, fondando con la famiglia diverse società, tra cui Eastern Australia Irrigation, di cui è stato direttore.
L’esperienza nel mondo rurale e imprenditoriale ha segnato in modo evidente la sua identità politica, costruita su temi economici, infrastrutturali ed energetici. Il salto in politica avviene nel 2013, quando ottiene la pre-selezione liberale per il seggio federale di Hume, nel New South Wales. Alle elezioni federali conquista il collegio con un margine dell’11 per cento, entrando in Parlamento durante la netta vittoria della Coalizione guidata da Tony Abbott.
Nel 2016, dopo il cambio di leadership che porta Malcolm Turnbull alla guida del governo, viene nominato viceministro per le Città e la Trasformazione digitale. Nel 2018 si dimette dal governo ombra per dichiarare il proprio sostegno a Peter Dutton in un cambio di leadership. Con l’ascesa di Scott Morrison entra nel governo come ministro dell’Energia, incarico che lo colloca al centro di un dibattito cruciale per l’economia e la transizione energetica del Paese.
Il 2019 segna uno dei passaggi più controversi della sua carriera. Emergono rivelazioni su una spesa federale di 80 milioni di dollari per l’acquisto, nel 2017, di diritti idrici da Eastern Australia Agriculture, società di cui Taylor era stato co-fondatore e direttore. L’operazione attira critiche e solleva interrogativi sull’opportunità politica della transazione pur non essendo Taylor più coinvolto con la società. Nello stesso anno viene accusato di aver utilizzato documenti ritenuti falsificati per criticare le spese di viaggio del consiglio comunale guidato dal sindaco di Sydney Clover Moore. In seguito porge le proprie scuse alla sindaca.
Dopo la sconfitta della coalizione nel 2022, il leader dell’opposizione Peter Dutton lo nomina Tesoriere ombra, riconoscendone il peso nella squadra economica. In seguito alla pesante battuta d’arresto elettorale del 2025, Taylor ha già provato la scalata alla leadership liberale ma è stato sconfitto di misura da Sussan Ley, 29 voti a 25. Assume quindi il ruolo di portavoce ombra per la difesa, posizione che ha abbandonato poche ore fa.
La traiettoria di Angus Taylor, tra ambizioni di leadership, successi e controversie, riflette le tensioni di un Partito liberale decisamente bisognoso di trovare una direzione che sia capace di risollevarne le sorti dopo la batosta elettorale dello scorso anno e il costante calo di consenso nei sondaggi.