BRISBANE - Il governo del Queensland chiede un’accelerazione delle procedure per i progetti petroliferi, nel tentativo di incrementare le forniture nazionali di carburante in un contesto di crescente pressione sui prezzi e sulla disponibilità.

Il premier David Crisafulli ha sollecitato il Commonwealth a rivedere le regole ambientali per consentire approvazioni più rapide, in particolare per lo sviluppo del bacino del Taroom Trough, nel sud dello Stato.

La richiesta viene avanzata dopo l’introduzione, a livello federale, di nuove norme che permettono deroghe per progetti ritenuti di “interesse nazionale”. Tuttavia, queste esenzioni non si applicano ai combustibili fossili, lasciando fuori proprio i progetti che il governo del Queensland considera prioritari.

“Lo sviluppo del Taroom Trough è essenziale per garantire la sicurezza energetica futura del Paese”, ha dichiarato Crisafulli. L’obiettivo è ridurre i tempi autorizzativi e coordinare le infrastrutture necessarie per avviare l’estrazione in tempi più brevi. Secondo il governo statale, una corsia accelerata potrebbe tagliare anni di iter burocratico.

La posizione di Canberra resta più prudente. Il ministro federale dell’Ambiente Murray Watt ha chiarito che non è possibile escludere i progetti petroliferi dalle norme previste dall’Environment Protection and Biodiversity Conservation Act tramite le attuali deroghe. Ha però lasciato aperta la possibilità di semplificazioni alternative nel processo autorizzativo.

Watt ha anche criticato l’impostazione del governo del Queensland, sostenendo che l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle misure immediate per affrontare il costo e la disponibilità del carburante. “Il nostro obiettivo è garantire forniture ora, non tra dieci anni”, ha affermato.

Il Taroom Trough, un’area di circa 750 chilometri quadrati vicino a Miles, è già stato oggetto di autorizzazioni per nuove attività esplorative all’inizio dell’anno. Il progetto è visto dal governo statale come una leva per ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento internazionali, particolarmente esposte alle tensioni geopolitiche.

Non mancano però le critiche. Gruppi ambientalisti hanno contestato l’espansione delle attività estrattive, evidenziando i potenziali effetti su risorse idriche ed emissioni. Il confronto riflette una tensione più ampia tra sicurezza energetica e vincoli ambientali.

La richiesta di Crisafulli si inserisce quindi in uno scenario in cui la pressione sui carburanti spinge alcuni governi a privilegiare soluzioni interne, mentre il livello federale mantiene un approccio più cauto. Il nodo resta il tempo: accelerare oggi per ottenere risultati tra anni, oppure tentare di gestire l’emergenza con strumenti immediati.