BRISBANE - Il Parlamento statale ha approvato nuove leggi per contrastare l’antisemitismo che vietano l’uso di due slogan legati alle proteste pro-Palestina, una decisione che ha suscitato reazioni contrastanti tra gruppi della società civile e rappresentanti della comunità ebraica.

La normativa, approvata dal governo guidato dal premier David Crisafulli, rende illegale pronunciare le frasi “globalise the intifada” e “from the river to the sea”. Chi utilizza queste espressioni nello Stato rischia fino a due anni di carcere.

Secondo i promotori della legge, gli slogan sono intrinsecamente antisemiti e sono stati utilizzati per intimidire la comunità ebraica. Alcuni sostenitori collegano l’uso di queste frasi a una serie di episodi di tensione, tra cui l’attentato terroristico avvenuto a Bondi Beach il 14 dicembre.

Il presidente del Queensland Jewish Board of Deputies, Jason Steinberg, ha definito l’approvazione delle norme un momento importante per la comunità ebraica dello stato.

“Dopo l’orribile attacco di Bondi, anni di abusi e l’aggressione alla nostra sinagoga più antica, la nostra comunità ha vissuto una paura senza precedenti - ha dichiarato -. Questo risultato dimostra che il Queensland si oppone con fermezza all’antisemitismo e sostiene chi è preso di mira dall’odio”.

Le nuove misure sono però state criticate da diversi attivisti per i diritti civili. Terry O’Gorman, presidente del Queensland Council for Civil Liberties, ha definito l’approvazione della legge “una giornata negativa per la libertà di parola e il diritto alla protesta”.

O’Gorman ha osservato che il significato degli slogan vietati è oggetto di forte dibattito. Alcuni gruppi ebraici sostengono che le frasi invocano la distruzione dello stato di Israele, mentre altri ritengono che rappresentino una protesta politica contro le azioni israeliane a Gaza e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania.

Secondo il veterano delle campagne per i diritti civili, la criminalizzazione di questi slogan ricorda le restrizioni introdotte negli anni Settanta dal governo Joh Bjelke-Petersen, che nel 1977 vietò le marce di protesta nelle strade.

O’Gorman ha previsto che la nuova legge potrebbe essere contestata davanti all’Alta Corte e che il divieto rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato, alimentando nuove manifestazioni.

Durante il dibattito parlamentare il governo ha modificato all’ultimo momento uno degli aspetti più controversi del disegno di legge.

La versione iniziale attribuiva al procuratore generale il potere di vietare qualsiasi espressione ritenuta offensiva o incitante alla violenza. L’emendamento approvato stabilisce invece che eventuali nuovi divieti dovranno passare attraverso ulteriori leggi votate dal parlamento.