LISBONA - Con un risultato intorno al 64% dei voti, già attestato da quasi l’80% delle schede scrutinate, il socialista António José Seguro si avvia a diventare il nuovo Presidente della Repubblica portoghese.  

I sondaggi della vigilia trovano piena conferma e il candidato della sinistra moderata, già in testa al primo turno, supera nettamente il leader del partito sovranista Chega, André Ventura, fermo intorno al 35%. 

Si è trattato di un appuntamento elettorale segnato dal maltempo estremo, che negli ultimi giorni ha causato 14 morti e ingenti danni in varie zone del Paese. In alcuni Comuni, per un totale di circa 36 mila elettori, il ballottaggio è stato rinviato al 15 febbraio, ma il loro voto non potrà in alcun modo modificare l’esito complessivo.  

Tra le immagini simbolo della giornata, quella trasmessa dalle televisioni nazionali di un’imbarcazione della Marina militare impegnata a trasportare verso il comune di Montemor-o-Velho le schede degli elettori di Ereira, un piccolo centro rimasto isolato per giorni a causa delle piogge. 

Durante la campagna elettorale, Seguro ha insistito sulla propria indipendenza dai partiti, persino dal suo. Ventura, al contrario, ha tentato di spostare su posizioni più conservatrici la destra portoghese, mantenendo una candidatura apertamente divisiva.  

Ha dichiarato di non voler essere “il presidente di tutti i portoghesi” e ha spesso scelto toni provocatori, come nel caso dei manifesti considerati offensivi contro le minoranze, per i quali è stato anche condannato in tribunale. 

António José Seguro, 63 anni, ha alle spalle una lunga carriera nel Partito socialista, non sempre in ruoli di primo piano. Nei primi anni Novanta è stato uno stretto collaboratore di António Guterres, all’epoca premier portoghese e attuale segretario generale dell’Onu.

Oggi tende a enfatizzare più il profilo “moderato” che quello “socialista”, al punto che i vertici del Ps hanno esitato prima di concedergli l’appoggio ufficiale. Dopo il primo turno, invece, sono arrivati senza esitazioni i sostegni di diversi esponenti non socialisti.  

A fare eccezione è stato il primo ministro in carica, Luís Montenegro, che ha preferito non schierarsi apertamente.