In occasione del Giorno del Ricordo, la console generale d’Italia per il Victoria e la Tasmania Chiara Mauri, il presidente del Com.It.Es. Victoria e Tasmania Ubaldo Aglianò, il presidente dell’A.N.S.I. di Melbourne Felice De Lucia, insieme alle associazioni combattentistiche d’arma e a numerosi esponenti della comunità italiana, hanno preso parte alla cerimonia di commemorazione delle vittime delle foibe e dell’esodo degli Istriani, Fiumani e Dalmati.

L’iniziativa si è svolta domenica 8 febbraio presso il cimitero di Preston, ed è stata organizzata dall’A.N.S.I. di Melbourne, con il patrocinio del Comitato 10 Febbraio; presenti anche il vicepresidente A.N.S.I., Danilo Abrotonite, la segretaria Simona Franghi, e Vincenzo De Paolis, in rappresentanza del senatore Roberto Menia.

Il momento commemorativo si è svolto secondo un protocollo di sobria solennità, scandito dalla deposizione della corona d’alloro, dal Silenzio d’ordinanza e dall’intonazione degli inni nazionali, australiano e italiano, che hanno accompagnato un momento di raccoglimento.

A istituire il Giorno del Ricordo, che si celebra ogni anno il 10 febbraio, è stata la legge n. 92 del 30 marzo 2004. Questa ricorrenza non si limita a ricordare le vittime – italiani e italiane uccisi nelle foibe delle zone carsiche del Friuli-Venezia Giulia e dell’Istria – ma richiama anche, in una prospettiva più ampia, il dramma dell’esodo forzato della popolazione italiana istriana, avvenuto tra il 1945 e il 1956 in seguito al passaggio dell’Istria dallo Stato italiano alla Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.

Un esodo di massa che coinvolse almeno 250mila persone, costrette ad abbandonare case, beni e radici, ritrovandosi esuli nell’Italia del dopoguerra.

“Una ricorrenza che invita al raccoglimento e alla riflessione […] per restituire dignità alla memoria delle vittime e dare voce a una pagina della storia europea e italiana per troppo tempo rimasta ai margini”, ha affermato la console Mauri, sottolineando come “una comunità che ricorda sia una comunità più consapevole”.

A farle eco, il presidente De Lucia: “Il ricordo è importante, allontana l’oblio”.

Ma se è vero che ricordare serve a conoscere – e, per usare le parole di Primo Levi, “conoscere è necessario” – viene spontaneo interrogarsi sul senso più profondo della memoria. Possiamo limitarci a rievocare l’ennesimo evento che ha violato in modo irreparabile la dignità della vita umana? O la memoria rischia di ridursi a un semplice cimitero di ricordi, privo di conseguenze nel presente? Qual è, oggi, la nostra responsabilità di fronte ai traumi collettivi che la storia ci ha consegnato?

“Alla memoria dobbiamo aggiungere il riconoscimento storico, a lungo negato – ha osservato Ubaldo Aglianò –. È un passaggio necessario per rendere giustizia alle vittime e affinché questi eventi vengano finalmente studiati e compresi”.

Ed è proprio così: senza ricordo ed elaborazione, l’orrore tende a riprodursi. Il passato, in fondo, non è mai del tutto passato. Il suo significato non è fisso, ma dipende da come scegliamo di interpretarlo e assumerlo nel presente. La memoria storica, quindi, esige un’assunzione di responsabilità che non si limita a narrare ciò che è già avvenuto, ma lo deve far esistere in modo utile nella nostra vita.

In questa direzione si inserisce anche la testimonianza, preziosissima, di Irene Rogers Lussetti, figlia di Marcello Agostinis, tra i fondatori del Famiglia Istriana Social Club e costruttore del loculo presso cui si è svolta la cerimonia. “Mio padre cercava una vita semplice qui in Australia – ha ricordato –, ma ha mantenuto sempre l’Istria e l’Italia nel suo cuore”. Nelle parole di Lussetti, anche la necessità di assicurare una vigilanza che renda impossibile la replica di questi terrificanti avvenimenti.

A conclusione dell’evento, emerge un dato essenziale: il passato, per quanto mostruoso, non può essere imbalsamato in una somma di fatti lontani, separati dalla nostra esistenza. La storia ci interpella, impartisce una lezione che, appunto, può essere utile alla nostra vita attuale, senza la quale qualsiasi evento perderebbe significato, evaporando nel nulla.  “Dissociare il ricordo dalla responsabilità dell’eredità – ha concluso Agliano’ – significherebbe svuotarlo del suo significato più profondo”.