MELBOURNE – Il fondatore della MyCentre Mosque, nella periferia nord di Melbourne, ha respinto indirettamente le accuse secondo cui il centro religioso avrebbe avuto un ruolo nella radicalizzazione di Hamam al-Hammami, il copilota accusato di aver tentato di dirottare un volo flydubai diretto a Tel Aviv.

Samir Mohtadi è intervenuto ieri sui social media della moschea, affermando che “i giusti saranno sempre attaccati” e sostenendo che, in alcune circostanze, sia preferibile non rispondere alle contestazioni.

“Continueranno ad accusarti, insultarti e formulare false accuse”, ha detto in un video, senza entrare direttamente nel merito delle affermazioni formulate dalle autorità degli Emirati Arabi Uniti.

Al-Hammami è accusato di aver cercato di prendere il controllo dell’aereo che stava copilotando il 30 settembre, prima di essere sopraffatto dall’equipaggio di cabina e dai passeggeri.

Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif al-Shamsi, ha dichiarato sabato che i primi segnali di una deriva verso l’estremismo e il terrorismo sarebbero emersi nel 2017, quando il pilota studiava al Royal Melbourne Institute of Technology.

Secondo la ricostruzione diffusa dalle autorità emiratine, al-Hammami avrebbe sviluppato posizioni radicali tramite i rapporti con alcune persone conosciute frequentando la MyCentre Mosque di Broadmeadows.

Nella stessa dichiarazione si sostiene inoltre che Mohtadi avrebbe ricevuto sostegno da un’associazione collegata alla Fratellanza Musulmana.

Nel suo intervento, l’imam ha richiamato la figura di Maria, madre di Gesù, osservando che di fronte ad accuse ingiuste scelse il silenzio.

All’inizio di ottobre, l’Australian Federal Police ha confermato che il Victorian Joint Counter Terrorism Team sta esaminando i possibili collegamenti australiani del pilota.

L’Australian Federation of Islamic Councils (AFIC) ha però respinto con decisione ogni associazione tra MyCentre e l’estremismo violento.

La federazione ha definito la moschea un’organizzazione comunitaria rispettata, impegnata in programmi per giovani, sostegno alle famiglie e servizi di consulenza, sostenendo che abbia sempre promosso comportamenti pacifici e conformi alla legge.

Secondo l’organizzazione, non esistono prove che il centro abbia mai sostenuto, agevolato o tollerato violenza o attività illegali.

Il presidente dell’AFIC, Rateb Jneid, ha inoltre affermato che accuse di questa gravità devono basarsi su elementi credibili e verificati indipendentemente, mettendo in guardia contro speculazioni e associazioni per semplice vicinanza.