MELBOURNE - L’istruzione è la spina dorsale di una società civile, il fondamento su cui si costruisce la libertà di pensiero e la capacità di scegliere consapevolmente.

Dei cittadini istruiti sono cittadini liberi: perché solo chi conosce può decidere, immaginare, trasformare. 
Sono cresciuta credendo profondamente nel potere dell’apprendimento e della conoscenza, una passione che mi è stata trasmessa fin da bambina da mio nonno e da mia madre. Nei libri ho sempre trovato risposte e rifugi, ma anche domande nuove, quelle che spingono a cercare oltre le pagine.

Le parole stampate possono diventare mappe per orientarsi nel mondo, ma l’insegnamento, quello vero, va oltre la materia: è educare all’amore per il sapere in tutte le sue forme, sia che provenga dai testi o dalla vita stessa. Insegnare significa allora trasmettere ai propri studenti il desiderio di osservare, la curiosità verso ciò che li circonda, il rispetto per la fatica che accompagna ogni conquista intellettuale.

Perché la conoscenza più preziosa non sempre si trova tra le righe di un manuale: spesso si nasconde nei viaggi, nelle esperienze, nelle scoperte quotidiane che ci arricchiscono.
Questi stessi principi trovano una concreta espressione nella figura di Emilia Filomena Petrucci Fields, educatrice, dirigente, consulente e oggi figura di riferimento internazionale per la formazione e l’inclusione culturale. Nata a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, Emilia lascia l’Italia all’età di 12 anni per raggiungere il padre in Australia. 

È il 1962. La partenza è segnata da sacrifici, ma anche da una determinazione precoce: “Io devo andare da papà, devo studiare”, ripeteva alla madre, che infine si convince a partire con i figli più piccoli. L’arrivo a Melbourne è un tuffo in un mondo nuovo, dove tutto è da imparare, a cominciare dalla lingua. “Il primo giorno di scuola l’insegnante mi chiese di leggere. Non capivo una parola, ma provai comunque.

Tutti i 50 studenti risero, e io pensai: ‘Vi farò vedere io’. Alla fine dell’anno ero la prima della classe, con 98 punti su 100”. Un risultato che le viene poi ridimensionato “per non umiliare gli australiani bocciati”, come le spiega l’insegnante – ironia della sorte, italiana anche lei.

Da quel momento, la strada di Emilia è tracciata. Dopo gli studi alla Mary Immaculate Academy e una borsa di studio che le apre le porte del Teachers College, comincia la sua carriera da insegnante. Il primo giorno in aula lo ricorda come un battesimo di fuoco: 30 ragazzi e 20 futuri docenti ad osservarla. “Ero agitata, ma mi sono ricordata di una promessa fatta. Quando avevo solo cinque anni dissi a mia madre: ‘Dietro quel tavolino della maestra… un giorno lì ci sarò io’”.

L’insegnamento dell’italiano la accompagna per sei anni, poi, a soli 28 anni, diventa preside al St Monica’s College. La sua carriera si amplia fino a ricoprire per vent’anni il ruolo di Director of International Programs, con la responsabilità di oltre 250 agenzie e collaborazioni in 42 Paesi. Viaggia, costruisce ponti culturali, promuove programmi di scambio e inclusione, fino a fondare la Fields International Education Consulting (FIEC), piattaforma di consulenza educativa globale che si propone di offrire strategie innovative alle scuole e supporto personalizzato a studenti, famiglie ed educatori.

“Dobbiamo ascoltare i bisogni, valutare ciò che serve e agire con compassione, cura e visione”, afferma Emilia (nella foto), convinta che la leadership, per essere autentica, debba fondarsi su empatia e ascolto. È una guida instancabile, che lavora senza sosta per migliorare la qualità dell’educazione e favorire la crescita integrale delle persone. I principi su cui basa il suo operato sono semplici, ma profondi: comprendere la complessità umana, ispirare fiducia, valorizzare la curiosità, celebrare la diversità. 

“Il successo – dice – è imparare ogni giorno, superare le paure, difendere ciò in cui si crede”. Arrivata in Australia da bambina, senza conoscere una parola d’inglese, Emilia ha trasformato le difficoltà in incredibili opportunità. “Non esistono fallimenti – spiega –. Ogni passo è una lezione che ci conduce verso una vita più piena”.

Oggi i suoi traguardi parlano da soli: numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il Best New International Education Consultancy, l’International College of the Year – Australia e il premio Joseph Tulsiani. Ma ciò che lei considera il suo più grande successo è un altro: aver insegnato a tutti i livelli, dalla scuola primaria all’università, e aver così maturato una visione globale dell’educazione. Attraverso FIEC, Emilia promuove programmi che uniscono istruzione, benessere e cittadinanza globale.

Lavora per potenziare la voce degli studenti, rafforzare il dialogo interculturale e diffondere un’idea di scuola capace di formare menti libere. “La mia visione – afferma – è celebrare il multiculturalismo e la cittadinanza globale, perché solo vivendo pienamente il nostro ‘villaggio mondiale’ possiamo costruire un futuro più armonioso”. 

Ricordando i giorni in cui, appena arrivata in Australia, veniva derisa per la scarsa conoscenza dell’inglese, Emilia racconta di come non si sia mai arresa: “Mi mettevo testardamente davanti allo specchio, giorno e notte, a ripetere la lezione, migliorando ogni volta un po’ di più la pronuncia.

Mi dicevo: ‘Ce la posso fare’“. 

E proprio da quei momenti di tenacia comprende una verità che la accompagna ancora oggi: solo chi continua ad apprendere può davvero insegnare. “Del resto – conclude –, un insegnante non può insegnare se prima non continua a imparare”.