ROMA - Al rientro dalla pausa natalizia, mercoledì 7 gennaio, la commissione Affari Costituzionali del Senato avvierà l’esame della proposta di legge di iniziativa popolare sul voto ai fuorisede, che prevede la possibilità di votare fuori dal proprio comune di residenza per tutte le consultazioni elettorali, dalle politiche ai referendum.
Il testo, spiegano i promotori, nasce con l’obiettivo di contrastare l’astensionismo e riguarda potenzialmente almeno cinque milioni di elettori che, per motivi di studio, lavoro o salute, si trovano temporaneamente domiciliati lontano dal Comune di residenza.
La raccolta delle 50mila firme necessarie si è conclusa a dicembre e la proposta è stata depositata a Palazzo Madama da Good Lobby, Will Media e dalla Rete voto fuori sede, che hanno chiesto un rapido avvio dell’iter parlamentare.
Mercoledì la relatrice Domenica Spinelli, senatrice di Fratelli d’Italia, illustrerà il provvedimento in commissione. L’intenzione, riferiscono fonti parlamentari, è quella di procedere in tempi rapidi, anche perché il regolamento del Senato prevede che le proposte di iniziativa popolare siano esaminate entro tre mesi, trascorsi i quali il testo approda automaticamente in Aula.
“La sfida dell’astensionismo riguarda tutti e va affrontata mettendo in campo ogni strumento utile a favorire la partecipazione”, ha spiegato Spinelli, ricordando che già nel 2024 il Senato aveva approvato all’unanimità una sperimentazione che ha consentito il voto fuori sede, per motivi di studio, lavoro o salute, in occasione dei referendum di giugno.
Il modello previsto dalla proposta popolare, però, è diverso da quello sperimentato. Se nella sperimentazione si votava negli stessi giorni e negli stessi seggi, con l’allestimento di alcune sezioni speciali, il nuovo testo introduce un sistema più strutturato e in parte ispirato al voto degli italiani all’estero.
Gli elettori interessati dovrebbero infatti presentare domanda per via telematica, tramite Spid o carta d’identità elettronica, almeno 35 giorni prima di qualsiasi consultazione - politiche, regionali, amministrative o referendum - certificando il motivo del domicilio fuori sede, come l’iscrizione universitaria, un contratto di lavoro o una certificazione sanitaria. Il comune di domicilio comunicherebbe poi l’ammissione al voto e la sezione elettorale di riferimento.
La principale novità riguarda però le modalità di voto, visto che la proposta prevede l’allestimento dei seggi negli uffici postali, dotati di cabine e totem digitali per la consultazione delle liste elettorali, e lo svolgimento delle votazioni in anticipo, nei giorni compresi tra il mercoledì della seconda settimana precedente e la data delle elezioni.
Per la copertura dei costi, stimati in circa un milione di euro, il testo propone di utilizzare le risorse derivanti dall’abolizione degli sconti sui trasporti oggi previsti per i fuorisede che rientrano nel comune di residenza per votare.