SANTIAGO DEL CILE – Arrestato, con altre due persone, il principale sospettato di aver dato il via agli incendi boschivi che stanno  causato caos e morti nel sud del Cile. Si tratta di un uomo di 39 anni con precedenti penali considerato il diretto responsabile del rogo che ha provocato la maggior parte delle vittime nella regione del Biobío, secondo la procuratrice regionale Marcela Cartagena.

I pompieri intanto continuano a combattere le fiamme dallo scorso fine settimana, con almeno 18 roghi attivi attualmente ad Araucanía, Ñuble e Biobío. Almeno 21 persone sono morte e altre 20mila sono state colpite dalla catastrofe ambientale, con 800 abitazioni distrutte.

Una situazione talmente difficile e complessa da aver richiesto l’invito di 145 uomini specializzati in incendi forestali dal Messico, in appoggio alle forze nazionali.

Sia il presidente Gabriel Boric, sia il suo successore (non ancora in carica) José Antonio Kast si sono recati nelle zone colpite, mentre è stato decretato lo Stato di eccezione costituzionale per catastrofe, consentendo l’adozione di misure straordinarie, come il coprifuoco nelle zone interessate dai roghi. 

Il caso evoca la tragedia del febbraio 2014, quando diversi incendi scoppiarono nei pressi di Viña del Mar, a 110 chilometri da Santiago, provocando 138 vittime. Successive le indagini stabilirono che vigili del fuoco e brigate forestali avevano appiccato intenzionalmente il fuoco utilizzando ordigni incendiari per creare emergenze su larga scala. Nove persone sono state incriminate in relazione a quel megaincendio, considerato il più mortale nella storia cilena.