SYDNEY - Parenti e conoscenti delle vittime della strage di Bondi Beach temono che la Royal commission sull’antisemitismo possa perdere credibilità dopo le dimissioni improvvise dell’ex capo dell’ASIO Dennis Richardson.
Richardson, ex direttore dell’agenzia di intelligence australiana e già ambasciatore negli Stati Uniti, ha annunciato di aver lasciato l’incarico di consulente speciale nell’inchiesta federale perché si considerava “in eccesso rispetto alle necessità”.
In origine era stato incaricato di condurre una revisione indipendente su eventuali falle nei servizi di intelligence prima dell’attentato terroristico del 14 dicembre. Successivamente, il suo lavoro era stato incorporato nella più ampia Royal commission sull’antisemitismo. L’indagine federale era stata annunciata dal governo dopo settimane di pressioni da parte della comunità ebraica australiana.
Per i familiari delle vittime, tuttavia, la sua uscita rappresenta un duro colpo per la ricerca della verità. Jenny Rotyur, nipote di Boris Tetleroyd, ucciso durante la celebrazione dell’Hanukkah a Bondi Beach, ha espresso forte preoccupazione. “Volevamo un’analisi molto approfondita sul ruolo dei servizi di intelligence e sui possibili errori - ha dichiarato -. Stiamo diventando sempre più preoccupati che questa Royal commission possa trasformarsi in una farsa”.
Secondo Rotyur, senza una figura con esperienza diretta nei servizi di sicurezza sarà difficile capire cosa sia realmente accaduto prima dell’attacco. “Abbiamo bisogno che emerga la verità e senza un esperto delle agenzie di intelligence è difficile credere che questo possa accadere”, ha aggiunto.
Anche Sabina Kleitman, figlia di Alex Kleytman – sopravvissuto all’Olocausto e tra le vittime della strage – ha detto di essere rimasta “scioccata” dalla notizia delle dimissioni. A suo avviso Richardson era la persona più qualificata per analizzare eventuali responsabilità. “Per la sua esperienza era la figura migliore per arrivare alle ragioni di ciò che è successo”, ha dichiarato. Le famiglie, ha aggiunto, hanno appreso della sua uscita dall’inchiesta solo attraverso i media e attendono ancora chiarimenti ufficiali.
Alex Kleytman, 87 anni, fu colpito al petto mentre cercava di proteggere la moglie, con cui era sposato da quasi sessant’anni. Sopravvissuto alle persecuzioni della Seconda guerra mondiale e alla repressione nell’Unione Sovietica, si era trasferito in Australia con la famiglia in cerca di una vita più sicura.
Nella sparatoria, compiuta da un padre e un figlio, morirono 15 persone, in uno dei peggiori massacri nella storia recente del Paese.
L’inchiesta, guidata dall’ex giudice dell’Alta Corte Virginia Bell, dovrebbe presentare un rapporto preliminare al governo entro la fine di aprile.