MELBOURNE - Sewell, 32 anni, già con precedenti per intimidazione e violazione di un ordine restrittivo, è stato arrestato ieri con le accuse di disordini violenti, rissa, aggressione con calci e lancio di oggetti. Resterà in custodia fino alla nuova udienza fissata per oggi.

Secondo la polizia, circa 40 uomini vestiti di nero, alcuni armati di bastoni e aste di bandiera, hanno fatto irruzione al campo subito dopo la marcia anti-immigrazione March for Australia, colpendo i manifestanti. Quattro persone sono rimaste ferite, due delle quali hanno trascorso la notte in ospedale. Altri due uomini, 23 e 20 anni, sono stati incriminati: il primo per disordini violenti e aggressione, il secondo per disordini e lancio di oggetti. Entrambi sono stati rilasciati su cauzione e compariranno in tribunale il 10 dicembre.

L’attacco ha suscitato sdegno diffuso. Robbie Thorpe, anziano krauatungalung e fondatore di Camp Sovereignty, ha denunciato la gravità dell’aggressione, ricordando che le autorità erano a conoscenza delle minacce provenienti dai gruppi neonazisti locali.

Martedì mattina, prima dell’arresto, Sewell aveva interrotto una conferenza stampa della premier del Victoria, Jacinta Allan, insultandola. La premier aveva poi dichiarato di “non aspettarsi mai di trovarsi faccia a faccia con un neonazista a una conferenza stampa”, definendo il suo comportamento “odioso ed esecrabile”.

Anche il governo federale è intervenuto. Il primo ministro Anthony Albanese ha definito “orrifico” quanto accaduto, mentre il vicepremier Richard Marles ha ribadito che la libertà di espressione non può mai tradursi in intimidazione o incitamento all’odio. Il deputato laburista Josh Burns ha stigmatizzato la presenza di neonazisti nelle strade di Melbourne e davanti al Parlamento, affermando che tali “viste bigotte e oscure” non rappresentano l’Australia.

La senatrice indipendente Lidia Thorpe ha definito “oltraggioso” l’attacco al campo, chiedendo chiarimenti alle autorità su come sia stato possibile che il gruppo abbia agito indisturbato.

L’episodio ha riacceso il dibattito sulla minaccia dei movimenti estremisti in Australia, con crescenti pressioni sulle istituzioni affinché vengano rafforzate le misure di sicurezza e di contrasto al radicalismo di frange prone all’uso della violenza.