WASHINGTON - Una commissione del Congresso degli Stati Uniti ha emesso un mandato di comparizione nei confronti del procuratore generale Pam Bondi, chiamata a testimoniare a porte chiuse nell’ambito dell’indagine sui documenti legati al caso Jeffrey Epstein.
La richiesta, avanzata dalla House Oversight Committee, mira a fare chiarezza sulla gestione e sulla diffusione del materiale relativo al finanziere, condannato per reati a sfondo sessuale e morto in carcere nel 2019.
Secondo quanto stabilito dal provvedimento, Bondi dovrà fornire una deposizione sotto giuramento il 14 aprile. La commissione, guidata dal repubblicano James Comer, vuole ottenere dettagli sulle modalità con cui il Dipartimento di Giustizia ha raccolto, esaminato e pubblicato milioni di pagine di documenti relativi a Epstein.
Al centro delle critiche vi è il sospetto che i file resi pubblici contengano omissioni che vanno oltre i limiti previsti dalla legge sulla trasparenza approvata dal Congresso nel novembre scorso. Alcuni parlamentari ritengono che nomi di figure influenti legate a Epstein possano essere stati esclusi o oscurati senza adeguata giustificazione.
Il Dipartimento di Giustizia ha respinto queste accuse, definendo il mandato “completamente inutile” e sostenendo che i legislatori hanno già avuto accesso a versioni non oscurate dei documenti presso strutture governative. Un portavoce ha inoltre ricordato che Bondi e il suo vice, Todd Blanche, sono già tenuti per fornire un briefing riservato alla commissione.
Bondi ha dichiarato che oltre 500 avvocati del Dipartimento hanno lavorato in tempi ristretti per analizzare l’enorme quantità di materiale disponibile. Le autorità hanno ammesso alcune imprecisioni nella pubblicazione iniziale, ma negano qualsiasi tentativo di proteggere individui influenti.
Il caso Epstein continua a rappresentare un tema sensibile nella politica americana. Il finanziere aveva costruito negli anni una rete di relazioni con esponenti del mondo politico ed economico, sia prima sia dopo la condanna del 2008 per reati legati allo sfruttamento di una minorenne.
La vicenda ha anche riacceso l’attenzione su alcuni rapporti passati con figure di primo piano, tra cui il presidente Donald Trump, che ha ribadito di aver interrotto i contatti con Epstein anni prima della sua condanna e di non essere mai stato coinvolto in attività illegali.
L’indagine parlamentare prosegue quindi in un clima di forte tensione politica, con l’obiettivo dichiarato di fare piena luce su uno dei casi più controversi degli ultimi anni negli Stati Uniti.